Era il 1874 quando Johann Vaillant fondò l’azienda che porta ancora oggi il suo nome: l’obiettivo dichiarato era quello di rendere i sistemi di riscaldamento più efficienti e affidabili. Per perseguire il suo scopo, vent’anni dopo, nel 1894, brevettò il primo scaldabagno a gas a circuito chiuso e successivamente la prima caldaia murale, diventata poi, nei mille perfezionamenti che ci hanno portato ai giorni nostri, il prodotto iconico di Vaillant.
Con il prezzo del gas che segue dinamiche al momento imprevedibili, si prospetta un inverno “rigido” per gli italiani, che non possono più permettersi di trascurare alcuna forma di efficientamento energetico per far quadrare i conti familiari. Proprio nel solco della missione del fondatore, il miglioramento costante delle prestazioni, Vaillant da tempo affianca alle caldaie anche le pompe di calore, che, soprattutto in determinate condizioni di utilizzo, si dimostrano decisamente più efficienti delle classiche caldaie a gas, anche di quelle a condensazione.
Vaillant ha scelto il SAIE, la fiera delle tecnologie per l’edilizia di Bologna, per lanciare la sua nuova pompa di calore, la aroTHERM plus, che alza ulteriormente l’asticella delle prestazioni e apre nuovi e interessanti scenari applicativi. Che questo prodotto sarebbe arrivato l’avevamo scoperto qualche mese fa, visitando la nuova gigafactory di Senica (Slovacchia).
Che cos’è (e cosa non è) una pompa di calore
Una piccola premessa, che chi conosce già il tema può saltare. Una pompa di calore aria-acqua, come quella presentata da Vaillant, è una macchina destinata alla generazione di acqua calda o fredda (a seconda della stagione) per alimentare principalmente un sistema di riscaldamento/raffrescamento. L’utilizzo in cui la pompa di calore dà il meglio di sé è nei sistemi di riscaldamento con i pannelli radianti affogati nel massetto e operanti a bassa temperatura, generalmente poco sopra i 30 °C. Ma alcune macchine di nuova generazione sono in condizione di produrre anche acqua fino a 70-75 °C, necessaria per i sistemi tradizionali a termosifoni. Però, man mano che la temperatura di mandata sale, l’efficienza della macchina scende. Per questo motivo normalmente si consiglia di lavorare, anche per chi deve alimentare un sistema a termosifoni, a temperature leggermente più basse, attorno ai 55 °C, ambito in cui la macchina è molto più efficiente, aumentando eventualmente la superficie radiante per compensare una temperatura di esercizio più moderata.
In aggiunta alle esigenze di riscaldamento, una pompa di calore può essere utilizzata, se è previsto, anche per la generazione di acqua sanitaria. Soprattutto per questo utilizzo è necessario avere un sistema di accumulo dimensionato sul numero delle persone servite, visto che la pompa di calore, al contrario delle caldaie a gas, non è in grado di generare acqua calda istantanea.
Una pompa di calore, anche se ha un aspetto simile a una grande unità esterna di un comune condizionatore, non ha nulla a che vedere con i classici sistemi aria-aria finalizzati alla climatizzazione degli ambienti con unità split. E soprattutto non c’entra nulla con i climatizzatori con la funzione caldo, che a volte vengono impropriamente chiamati dall’utenza proprio “pompe di calore”.
Un’ultima cosa che
va saputa è la potenza che viene riportata per le diverse unità: si indica in
KW e si tratta di KW termici e non di assorbimento elettrico, che dipende dai
parametri di lavoro. Ma giusto per avere un ordine di grandezza, una pompa di calore
grande, da 15 KW nominali, ha un assorbimento elettrico di picco che può
attestarsi attorno a i 5 KW; ma va considerato che la pompa di calore non
funziona quasi mai a pieno regime e che i consumi istantanei sono normalmente
decisamente inferiori.
Vaillant ha scelto (ormai da 10 anni) il refrigerante a minore impatto climatico
Il primo frutto della nuova fabbrica Vaillant era stato, lo scorso aprile alla Milano Design Week, il modello aroTHERM pro; oggi è la volta della aroTHERM plus. Nel 2027 la famiglia si completerà con la aroTHERM perform, fino a 21 kW, pensata per condomini ed edifici commerciali. Attenzione però, si tratta delle nuove generazioni di aroTHERM: i modelli precedenti, per lo meno come famiglia, avevano lo stesso nome.
A proposito di nomenclatura, Il nome non inganni: il suffisso “plus” indica un modello superiore per caratteristiche e prestazioni rispetto alla pro (in casa Apple, per esempio, l’approccio sulla nomenclatura è contrario). Si tratta, come per la pro, di una pompa di calore monoblocco: questo significa che il circuito del gas è totalmente confinato all’unità esterna, dalla quale entra ed esce solo acqua, semplificando non di poco l’installazione. Ma proprio nel gas c’è una caratteristica particolare di questa macchina: Vaillant ha puntato tutte le sue fiches sull’R290, nome in codice del gas propano, un gas naturale con grandi pregi (ha un impatto sull’effetto serra bassissimo, pari al 2% della CO₂) ma che richiede anche qualche attenzione, essendo infiammabile.
“La scommessa dell’R290 l’abbiamo fatta ormai dieci anni fa – ci ha detto Paolo Curati, amministratore delegato di Vaillant Group Italia – perché siamo ormai alla seconda generazione di pompe di calore con questo gas. Ci abbiamo sempre creduto e vedere che oggi, anche in paesi dove la transizione energetica è già molto più avanti, questa sia la scelta verso la quale si sta orientando il mercato, ci conferma che la scelta fatta dai nostri ingegneri è stata giusta.”

Opportunità e vincoli di utilizzare l’R290: una scelta coraggiosa ma a prova di futuro
Il gas propano è decisamente “green” e permette di raggiungere efficienze interessanti anche su temperature dell’acqua di mandata alte: la aroTHERM plus arriva tecnicamente a 75 °C, ma si tratterebbe di temperature di esercizio alle quali la pompa di calore rischia di essere meno competitiva delle classiche caldaie a gas. In ogni caso, grazie anche all’impiego dell’R290, la macchina resta molto efficiente almeno fino a 55 °C, una temperatura compatibile con gli impianti a termosifone. A 55 °C lo SCOP, il coefficiente di rendimento stagionale in riscaldamento, arriva fino a 3,94, contro il 5,2 raggiunto a 35 °C. Vaillant indica come temperatura di mandata di progetto consigliata 65 °C. Sembrerebbe – per lo meno sulla carta – la soluzione migliore, al riparo dalle strette future sui gas fluorurati, rispettosa dell’ambiente e anche efficiente.

Però il propano, come dicevamo, è infiammabile. Nella aroTHERM plus è confinato nell’unità esterna, non entra in casa ed è presente in quantità ridotte: a seconda della taglia il circuito ne contiene tra 0,6 e 1,3 kg, una frazione di una comune bombola domestica da 10 kg. Essendo l’unità preparata, caricata e saldata in fabbrica, la probabilità che possa esserci una perdita è remota, limitata probabilmente a eventuali usure nel lungo termine. Malgrado ciò, la normativa prevede delle cosiddette “zone di rispetto” che devono essere lasciate libere attorno alla macchina, anche in considerazione del fatto che l’R290 è più pesante dell’aria e quindi, in caso di perdita, si disperde con difficoltà e tende ad accumularsi verso il basso. Si parla, per un’installazione in appoggio, di una distanza di un metro su tutti e 4 i lati della macchina, una regola che vale per tutte le pompe di calore a propano, quelle della concorrenza ma anche quelle della generazione precedente di Vaillant.

In questa zona non possono esserci porte-finestre, bocche di lupo, prese elettriche e così via, rendendo così complessa e addirittura non sempre possibile l’adozione di questa soluzione. Ecco perché in molti ancora scelgono le pompe di calore con il gas R32, malgrado questo abbia un impatto “serra” sul riscaldamento globale di 675 volte la CO₂, quindi addirittura di oltre 33mila volte più alto dell’R290.
Il brevetto Vaillant che cambia tutto sulle zone di rispetto
In realtà anche le nuove pompe di calore aroTHERM sono soggette alle stesse regole vincolanti. C’è però un ma: gli ingegneri di Vaillant, per mitigare il problema delle zone di rispetto, hanno brevettato un sistema, che deve essere calibrato e attivato dall’installatore, che permette di ridurle drasticamente. La funzione si chiama Flexible Space, presente anche sulla aroTHERM pro, e attiva il funzionamento super-lento, e quindi anche super-silenzioso, della ventola in continuo. Questo, nel malaugurato caso di una perdita, permette di disperdere velocemente il gas. In questo modo la zona di rispetto collassa a soli 50 centimetri e solo per il lato destro della macchina, quello più lontano dalla ventola: così l’applicabilità della soluzione in R290 aumenta notevolmente, aprendo anche alle installazioni su balconi non giganteschi o, per esempio, in posizioni non distanti da un ingresso, da una scatola elettrica, da una bocca di lupo.
Qualcuno potrebbe storcere il naso di fronte a una ventola in funzione costantemente, anche a macchina inattiva. Secondo i dati comunicatici da Vaillant, il sistema, che viene attivato solo nei casi in cui le zone di rispetto standard mancano, comporta un consumo aggiuntivo della macchina di circa 25 kWh all’anno: tra 5 e 10 euro annui a seconda delle condizioni tariffarie dell’utente. Sul fronte del rumore, invece, ci hanno garantito che, nel funzionamento Flexible Space, sia del tutto trascurabile.
La nuova aroTHERM plus, più silenziosa ed efficiente
Rispetto alla pro, che punta sulla compattezza per i contesti urbani, la aroTHERM plus spinge ancora di più su efficienza e silenziosità. Si parla di 27,5 dB(A) misurati a 3 metri in modalità silenziosa (sul modello da 4 kW), poco più di un fruscio di foglie: è la pompa di calore aria-acqua più silenziosa dell’intera gamma Vaillant. Inoltre raggiunge la classe A+++, con uno SCOP fino a 5,2 (mandata a 35 °C, unità da 15 kW). In estate, in raffrescamento, l’EER arriva fino a 5,0 (con 35 °C esterni e acqua a 18 °C, la temperatura tipica dei pannelli radianti).

È disponibile in cinque taglie: 4, 6, 8, 12 e 15 kW di potenza termica, la più potente adatta anche a villette mono o bifamiliari.

La pompa di calore Vaillant può essere poi impiegata in soluzione semplice, con un accumulo sanitario dello stesso brand (modello uniTOWER): si tratta di un “armadio” alto 1,90 m, 60 x 60 cm, praticamente le dimensioni di un frigorifero combinato. Al suo interno c’è un accumulo da 190 litri che, portato a 70 °C, equivale a circa 376 litri di acqua a 40 °C, abbastanza per una famiglia di quattro persone.

Chi volesse invece un impianto più personalizzato può usare anche un accumulo di terze parti, da 200 a 500 litri, gestendo tutti gli allacci con un apposito modulo murale che semplifica le complicazioni impiantistiche. Addirittura, per chi volesse, si può affiancare alla pompa di calore anche una caldaia a gas per la produzione istantanea di acqua sanitaria: sarà il sistema a concertare l’utilizzo delle due unità a seconda delle condizioni interne ed esterne, garantendo la minimizzazione dei consumi.
Paolo Curati: “Gli incentivi per l’efficientamento energetico dovrebbero guardare al Made in Europe”
A margine della conferenza stampa, abbiamo avuto l’occasione di chiacchierare con Paolo Curati, AD di Vaillant, che si è reso disponibile a rispondere alle nostre domande.
DDAY: Paolo, il marchio Vaillant è nella testa di molti utenti, che però vi ricordano in larga parte come quelli della “fiammella”, delle caldaie a gas, non come quelli delle pompe di calore…
Paolo Curati: “Innanzitutto fammi dire che siamo orgogliosi di essere quelli della fiammella. Questa è la nostra storia: abbiamo fatto la storia anche di questo paese, nel nostro settore. Rappresentiamo probabilmente il leader tecnologico nel settore caldaistico e siamo fieri di esserlo. Abbiamo un parco installato importante in Italia, di cui non ci vogliamo assolutamente dimenticare. Detto ciò, naturalmente, la transizione energetica non è più un’ipotesi: ormai il tema non è più se la transizione si farà o meno, ma come e quando avverrà.”

DDAY: In alcuni Paesi, come quelli del Nord Europa, le pompe di calore sono la norma. In Italia non è ancora così…
Curati: “Dobbiamo innovare e aggiornare il parco installato. L’80% del nostro stock residenziale è stato costruito prima del ’76, e quindi prima della prima legge sull’efficienza energetica. E quindi questo è un tema, ed è un tema anche il frazionamento della proprietà e la densità urbana elevatissima nei centri delle grandi città. La risposta di Vaillant parte appunto dalla tecnologia delle pompe di calore. Noi crediamo che la monoblocco sia il futuro della transizione per quanto riguarda il riscaldamento e il raffrescamento, soprattutto in unione con la funzione brevettata Flexible Space. Partiamo appunto da questo brevetto, tutto made in Vaillant, che annulla o quasi l’area di rispetto nella posa, il che sicuramente aiuta, soprattutto nei centri urbani.”
DDAY: Delle volte sentiamo sollevare dei dubbi rispetto all’R290 legati alla sua infiammabilità. In fondo è propano, quindi evidentemente è infiammabile. Ma non è un falso problema? Cioè, in fondo le nostre case sono già permeate da tubi di gas metano che arrivano fino al tubo di gomma della cucina, con le valvole aperte dei fornelli. Non ci stiamo ponendo un problema che non esiste?
Curati: “Certo, in realtà si tratta di una polemica molto strumentale. Noi abbiamo dieci anni di esperienza su questo gas e siamo convinti che le nostre macchine non abbiano alcun tipo di problema. Adesso possono essere installate pressoché ovunque in piena sicurezza, il che dimostra che il problema non esiste.”
DDAY: Voi avete affiancato alla caldaia tradizionale anche le pompe di calore. L’integrazione che viene in mente, guardando più avanti, è evidentemente quella in un sistema integrato di gestione energetica dell’edificio, con l’integrazione anche della parte di generazione dell’energia, per esempio con i sistemi fotovoltaici e gli inverter. È un’integrazione alla quale state in qualche modo pensando, oppure semplicemente vi affiancate ad aziende e professionisti che già fanno questo?
Curati: “Noi siamo esperti in quello che facciamo e vogliamo rimanere esperti in quello che facciamo. Quindi ci sono aziende che fanno fotovoltaico, con cui naturalmente abbiamo delle collaborazioni importanti, e credo che il nostro core business debba rimanere quello dei sistemi di riscaldamento, per offrire sempre maggiori soluzioni e maggiore tecnologia all’utente finale e all’installatore.”
DDAY: Tra l’altro, optando per la pompa di calore, non c’è più neppure il vincolo del controllo dei fumi obbligatorio…
Curati: “Esatto, anche quel vincolo viene meno. Ma questo non vuol dire che una buona manutenzione non sia auspicabile e necessaria. In ogni caso, siamo così sicuri della qualità del nostro prodotto che offriamo un’estensione della garanzia di ulteriori cinque anni oltre ai due di legge.”

DDAY: Parlando di utenti finali: nella tua esperienza e dal polso che avete del mercato, quant’è la consapevolezza delle possibilità offerte dalle soluzioni a pompa di calore, e quanto invece c’è ancora da fare in termini di evangelizzazione da questo punto di vista?
Curati: “C’è da fare tanto. Basta pensare che l’unità esterna di una pompa di calore viene confusa con l’unità esterna dell’aria condizionata: sono due tecnologie diverse che nascono per scopi completamente differenti.”
DDAY: Ma è per questo che fate le unità esterne color antracite? Quelle dei climatizzatori sono generalmente bianche…
Curati: “Sì, anche per questo. Vogliamo differenziarci dalle unità esterne classiche in Italia. Poi fammi dire anche che esteticamente sono più eleganti, è un’altra cosa rispetto alle macchine che vediamo spesso sui nostri balconi e sulle nostre terrazze. Quindi sì, c’è un tema di sensibilizzazione dell’utente finale, ma direi di tutta la filiera, anche degli installatori e della distribuzione. Oggi le pompe di calore valgono più o meno il 10% del mercato totale ma meritano più spazio: quindi c’è ancora tanto da fare.”

DDAY: Noi abbiamo visitato la vostra fabbrica nuova di Senica. La capacità produttiva può crescere ancora? Quali sono i vostri target in Italia? Quante pensate che possano essere le pompe di calore, e le vostre pompe di calore? E magari, ci puoi anche indicare la distribuzione tra soluzioni retrofit e nuove costruzioni?
Curati: “Allora, come dicevamo, al momento il mercato delle pompe di calore vale il 10%, ed è per il 50% nuove costruzioni e per il 50% ristrutturazioni. Pensiamo che la ristrutturazione sia il vero tema in Italia, per le ragioni che vi dicevo prima, e l’abbiamo visto durante i periodi di incentivazione: la ristrutturazione più profonda è aumentata. Quindi quello è un tema. Vediamo il trend negli altri paesi. Vediamo ad esempio la Germania, che era un paese a trazione gas come l’Italia, che ha già fatto la svolta tecnologica, è già partita sulla pompa di calore. Ecco perché la nostra Gigafactory in realtà è giga: perché pensiamo che il mercato sia lì, che dovrà crescere. Anzi, ne abbiamo la conferma, perché paesi storicamente simili all’Italia in realtà hanno già fatto la transizione o la stanno facendo.”
DDAY: Parliamo di costi per l’utente, visto che voi offrite tutte le soluzioni: stare sul gas costa ancora meno rispetto ad andare sulla pompa di calore, come investimento iniziale quantomeno…
Curati: “Hai detto la parola giusta: investimento, non costo. Perché se lo devi guardare nel lungo periodo, io ti dico che in moltissimi casi la scelta giusta è quella della pompa di calore, anche perché la pompa di calore comunque ti integra anche il raffrescamento, ti integra anche l’acqua calda sanitaria. Quindi è comunque un sistema che riesce a soddisfare tutte le esigenze, soprattutto con questo cambiamento climatico, che naturalmente sta spingendo molte famiglie a installare l’aria condizionata. Quindi pensiamo che sia la soluzione. Ma è inutile negarlo e nascondersi dietro un dito: per guidare la transizione sono necessari gli incentivi, altrimenti è un percorso complicato da intraprendere. Però crediamo che serva un incentivo giusto, che sia costruito bene…”
DDAY: Il bonus del 65% di cui si parla non va bene?
Curati: “È applicabile, c’è tutto. Secondo me però il tema da affrontare è quello del Made in Europe, che è fondamentale: un euro di investimento in edilizia, essendo l’edilizia molto locale, fa aumentare il PIL di 3 euro… Lo stesso deve essere fatto con gli incentivi per le pompe di calore…”
DDAY: Beh, se devo guardare al bonus elettrodomestici dello scorso anno, è stato fatto solo sui prodotti Made in Europe. Proponi un approccio simile?
Curati: “Io penso che sia la strada da percorrere, perché abbiamo un sistema economico europeo che va sostenuto, soprattutto in questa fase di grandi conflitti internazionali e di grandi tensioni. Quindi penso che vada assolutamente sostenuto il Made in Europe: è importante che il tessuto industriale europeo non si desertifichi. Questa è la strada da seguire.”
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