Il rinnovo della polizza casa arriva una volta l’anno, alla scadenza del contratto, e quasi sempre con una cifra più alta della volta prima. La domanda, a quel punto, è se sia successo qualcosa al mercato o soltanto al proprio contratto.
La risposta onesta comincia da un’ammissione: in Italia un prezzo medio della polizza casa non esiste. Ma esistono tre voci documentate che spingono il costo verso l’alto, e un tipo di danno che nelle condizioni generali resta fuori quasi sempre.
Perché nessuno ti sa dire quanto costa in media assicurare casa
Né IVASS né ANIA pubblicano una serie storica del prezzo di una polizza incendio o multirischi abitazione. Quel tipo di rilevazione esiste soltanto per la RC auto, dove l’obbligo di legge rende confrontabile un prodotto standardizzato. Sull’abitazione non c’è niente di equivalente, e gli intervalli di prezzo che circolano sui siti di settore arrivano da elaborazioni commerciali senza campione dichiarato.
Esiste invece un dato che viene spesso scambiato per un prezzo, ed è la raccolta premi del ramo Incendio, cioè il totale incassato dalle compagnie. Quel totale cresce anche soltanto perché aumentano i contratti venduti, quindi non dice assolutamente nulla su quanto paga una singola famiglia.
Un dato di contesto aiuta invece a capire il quadro: secondo il rapporto ANIA sull’assicurazione italiana 2025-2026, al 31 marzo 2026 risultava coperto contro l’incendio il 52,1% delle abitazioni, contro il 49% del 2025 e il 44,7% del 2024. Ma solo il 7,3% delle abitazioni civili ha una copertura contro i rischi catastrofali.
Prima voce: i danni climatici che restano senza copertura
In Italia circa il 78% delle perdite economiche provocate dalle catastrofi naturali non è assicurato, per un divario di protezione stimato intorno ai sette miliardi di euro all’anno. È il dato che spiega meglio di ogni altro la tensione sul mercato.
Quando gli eventi si concentrano e la base assicurata resta stretta, il costo di ogni singolo sinistro si ripartisce su un numero ridotto di contratti. È l’opposto del meccanismo mutualistico su cui l’assicurazione è costruita, e si vede sul rinnovo di chi la polizza ce l’ha.
Seconda voce: ricostruire costa più di prima
L’indice ISTAT del costo di costruzione di un fabbricato residenziale, che ha come base il 2021 pari a 100, è passato da 116,8 nel dicembre 2025 a 121,1 nel giugno 2026. In sei mesi, e parliamo del costo di ricostruire, non del prezzo di mercato della casa.
La conseguenza sul contratto è diretta e spesso invisibile. La somma assicurata che hai scritto in polizza anni fa oggi non basta più a ricostruire la stessa casa, e in caso di sinistro grave scatta la regola proporzionale: l’indennizzo viene ridotto nella stessa proporzione in cui la somma è inferiore al valore reale del bene.
Il conto applica alla tua somma la variazione dell’indice ISTAT del costo di costruzione, e riguarda il fabbricato, non i mobili. Se lo scarto è ampio, conviene parlarne con l’intermediario prima del rinnovo, verificando insieme come funzionano scoperto e franchigia sul tuo contratto.
Terza voce: l’obbligo che riguarda le imprese, non le case
Dalla legge 213/2023 e dal decreto ministeriale del 30 gennaio 2025 numero 18 discende l’obbligo di assicurarsi contro le catastrofi naturali per le imprese iscritte al Registro delle Imprese, escluse quelle agricole. A primavera 2026 le polizze attive erano circa 683.000.
Questo obbligo non tocca in alcun modo l’abitazione di una famiglia, e chiunque te lo presenti come un dovere di legge per il tuo appartamento sta sbagliando. L’effetto sui prezzi è indiretto ma reale: una domanda di copertura catastrofale che cresce all’improvviso mette sotto pressione la riassicurazione, e quel costo ricade su tutti i contratti esposti agli stessi eventi.
E il danno che non è quasi mai coperto
Arriva il momento delle condizioni di assicurazione, il capitolo che si salta sempre. I danni da cedimento, franamento, smottamento e assestamento del terreno sono esclusi quasi sistematicamente dalla garanzia eventi atmosferici, e rientrano solo in un’estensione dedicata, dove la compagnia la preveda.
Non è un cavillo marginale. La stessa garanzia alluvione e inondazione esclude espressamente frane, cedimenti e smottamenti, e il decreto del 2025 che definisce gli eventi catastrofali non include né la siccità né il ritiro delle argille in nessuna delle tre definizioni di sisma, alluvione e frana. Eppure la letteratura geotecnica documenta che la zona attiva dei terreni argillosi si è approfondita, con lesioni nelle murature e deformazioni dei solai del piano terra.
- Cerca la voce assestamento del terreno nelle esclusioni prima di firmare, e chiedi per iscritto se esiste un’estensione che la copra.
- Aggiorna la somma assicurata del fabbricato al valore di ricostruzione attuale, non al prezzo di mercato dell’immobile.
- Verifica che le garanzie non siano cambiate al rinnovo, massimali e franchigie comprese: la copertura contro furto e incendio è quella in cui le modifiche passano più facilmente inosservate.
- Non confrontare due preventivi sul solo premio: a parità di prezzo una franchigia più alta ti lascia scoperto proprio sui sinistri piccoli e frequenti.
- Non aspettare gli ultimi giorni per muoverti: le regole e i termini di disdetta della polizza vanno letti con settimane di anticipo, non nei giorni del rinnovo.
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