Non è ancora stata pubblicata la lista dei luoghi destinati a entrare nel World Monuments Watch 2027, che sarà resa pubblica soltanto a febbraio, ma il quadro che emerge dalle candidature è già una fotografia delle difficoltà con cui oggi si misura la conservazione del patrimonio culturale. Il World Monuments Fund (WMF) ha analizzato 372 proposte arrivate da comunità e organizzazioni impegnate nella tutela dei beni culturali in diverse parti del mondo, individuando tra le questioni ricorrenti la scarsità di fondi, l’intensificarsi dell’impatto dei cambiamenti climatici e la perdita di competenze specialistiche come alcune delle minacce più urgenti che gravano sui siti del patrimonio culturale in tutto il mondo.
«Le candidature di quest’anno dimostrano che le pressioni sul patrimonio si stanno intensificando, mentre i finanziamenti, la capacità gestionale e le competenze faticano a tenere il passo», ha dichiarato Bénédicte de Montlaur, Presidente e CEO del World Monuments Fund. «Secondo i dati del Rapporto Globale dell’UNESCO sulle Politiche Culturali, solo un paese su quattro dispone dei mezzi per salvaguardare il proprio patrimonio. Alle comunità viene chiesto di fare di più con meno mentre il cambiamento climatico accelera, e le competenze necessarie per prendersi cura di questi luoghi si stanno disperdendo. Questi risultati sono un appello all’azione e aiuteranno a orientare il nostro lavoro dove c’è più bisogno».
Il dato più netto riguarda le risorse economiche. Il 65% dei promotori delle candidature indica i vincoli finanziari come una delle principali minacce, una percentuale in crescita rispetto al 55% registrato nel 2024; tra le cause vengono indicati soprattutto l’insufficienza dei finanziamenti pubblici, segnalata dal 22%, le condizioni economiche locali, indicate dal 17%, e il costo dei materiali e della manodopera specializzata, che pesa per il 10%. Negli Stati Uniti, per esempio, i tagli al personale del National Park Service dal 2024 hanno ridotto il numero di dipendenti impegnati in case storiche, monumenti e altri siti, mentre un programma federale che arrivava a garantire fino a 1,33 miliardi di dollari l’anno per la manutenzione dei siti gestiti dal National Park Service si è concluso dopo l’anno fiscale 2025, a cui si aggiungono la perdita di sovvenzioni e le necessità di riparazione che interessano musei e siti storici non profit.
In Francia, invece, l’organo di controllo governativo ha stimato in circa 5 miliardi di euro il costo dei maggiori progetti di patrimonio nazionale nei prossimi dieci anni, mentre i finanziamenti pubblici si stanno riducendo e i grandi interventi dipendono sempre più dalla filantropia privata e da altre risorse esterne. Nel Regno Unito, la spesa delle autorità locali per i siti storici è diminuita del 47% dal 2009/10. Il rapporto ricorda inoltre che, dal 1978, l’UNESCO ha approvato una media di un milione di dollari l’anno in fondi di assistenza internazionale destinati ai siti del Patrimonio Mondiale, oggi 1.273.

Il clima entra nella conservazione
Al secondo posto tra le preoccupazioni dei promotori c’è il cambiamento climatico, indicato dal 54% delle candidature. Quasi un terzo, il 30%, segnala inoltre minacce dirette legate a eventi meteorologici estremi, dalle inondazioni alle tempeste, dalla siccità agli incendi. Tra gli esempi raccolti dal WMF c’è il Wat Chaiwatthanaram in Thailandia, tempio buddista lungo il fiume colpito da piogge intense che hanno provocato allagamenti e minacciato la fragile struttura in mattoni.

Nei campi agricoli Waru Waru in Perù, invece, una gelata fuori stagione verificatasi all’inizio di aprile ha costretto ad anticipare il raccolto. Il sistema agricolo restaurato ha comunque mostrato una certa capacità di risposta, producendo un raccolto consistente di patate.
A Fort Berkeley, ad Antigua e Barbuda, siccità e precipitazioni intense stanno erodendo il terreno e destabilizzando alcune parti della fortificazione settecentesca. In Nigeria, una violenta tempesta di vento ha danneggiato la parete nord-occidentale del Bosco Sacro di Osun-Osogbo, sito riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.
Quando a mancare sono le competenze
La terza questione riguarda invece chi possiede le conoscenze necessarie per intervenire sui beni e trasmetterle alle generazioni successive, con la perdita di competenze specialistiche indicata dal 35% dei promotori. Il problema riguarda in particolare la disponibilità di esperti locali della conservazione e la necessità di mantenere vivi i mestieri tradizionali.

Anche in questo caso il WMF presenta alcuni dei propri progetti come luoghi di formazione, come nel caso del Takiyyat Ibrahim al-Gulshani, in Egitto: il restauro in corso viene utilizzato per formare personale del ministero, professionisti locali e studenti universitari. Negli Edifici Tradizionali Asante, in Ghana, il sostegno è rivolto ai custodi locali, impegnati nell’apprendimento delle tecniche costruttive indigene necessarie alla manutenzione dei santuari storici. Al Monastero di Alcobaça, in Portogallo, i laboratori di conservazione saranno invece dedicati alla formazione degli studenti sulle tecniche necessarie per intervenire sulle fragili sculture barocche in terracotta.

Il patrimonio come risorsa
Alle candidature è stato chiesto anche di indicare in che modo il patrimonio potrebbe contribuire ad affrontare problemi sociali e rafforzare le comunità. Il 63% dei promotori vede nei luoghi storici una possibilità per sostenere le economie locali attraverso il turismo, la creazione di posti di lavoro e la rigenerazione urbana e rurale. Il 59% individua invece nel patrimonio uno strumento per coinvolgere direttamente le comunità nella conservazione, nella gestione dei siti, nella formazione e nella creazione di spazi condivisi. Un ulteriore 50% considera la tutela del patrimonio un’opportunità per l’educazione pubblica e la ricerca.

«Preservare il patrimonio non significa solo restaurare monumenti; significa salvaguardare le storie e i punti di riferimento che collegano le generazioni. Insieme al World Monuments Fund, la AXA Foundation for Human Progress mira a contribuire a rendere il patrimonio una risorsa viva e accessibile, nonché una fonte di opportunità future per le comunità che lo vivono», ha dichiarato Clément Rouxel, Delegato Generale della AXA Foundation for Human Progress.
Verso il Watch 2027
Le 372 candidature saranno sottoposte a una valutazione interna ed esterna basata sul significato culturale dei siti, sull’urgenza delle minacce e sulla fattibilità di soluzioni guidate dalle comunità. La selezione finale è attualmente al vaglio di una commissione internazionale indipendente presieduta dall’architetta Brinda Somaya insieme a Victoria Herrmann, Rohit Jigyasu, Ishanlosen Odiaua, John Schofield e Patiphol Yodsurang.
«Le sfide chiave identificate attraverso l’analisi delle candidature al Watch di WMF – come il grave sottofinanziamento e l’escalation dei rischi climatici – comportano seri rischi non solo per il nostro patrimonio globale, ma anche per le comunità che se ne prendono cura», ha dichiarato Brinda Somaya, presidente della Commissione Internazionale di Esperti del World Monuments Watch. «Molti di questi siti custodiscono la memoria, la resilienza e l’identità delle comunità a cui sono associati. La loro protezione va quindi oltre la conservazione di un luogo; richiede un’azione di sensibilizzazione mirata, competenze tecniche, risorse e partnership che possano contribuire a preservare il loro significato per il futuro».
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