Blue economy, il Sud genera il 34,2% del valore aggiunto


“Blue economy” è un’espressione ampia e spesso finisce per mettere nello stesso contenitore attività molto diverse. Qui conviene distinguere il sistema mare dall’industria nautica e ricomporre le grandezze per capire quanta parte del valore resta nei territori meridionali. Solo così il passaggio da Genova a Brindisi acquista consistenza, perché una dichiarazione pubblica incontra una data ravvicinata e strumenti commerciali già definiti.

Chiave di lettura: le percentuali del Mezzogiorno riguardano l’intera economia del mare. Il fatturato industriale e l’export da diporto appartengono a un perimetro più ristretto. Confondere queste misure produrrebbe un’immagine gonfiata della sola nautica.

Sommario dei contenuti

La quota del Sud comprende l’intero sistema mare

Il XIV Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare 2026, curato dal Centro Studi Tagliacarne con Unioncamere e OsserMare, considera la pesca e la cantieristica insieme ai trasporti marittimi, alla logistica portuale e al turismo costiero. Nel perimetro entrano anche attività sportive, ricerca, tutela ambientale ed estrazioni marine. Il 34,2% attribuito al Sud abbraccia dunque un ecosistema produttivo molto più vasto degli scafi costruiti o venduti.

A livello nazionale questo insieme genera 78,9 miliardi di euro di valore aggiunto diretto. Quando si somma ciò che viene attivato nelle altre parti dell’economia, il totale raggiunge 224,9 miliardi e corrisponde all’11,4% del Pil italiano. Il passaggio fra le due cifre dipende da un moltiplicatore pari a 1,8: ogni euro prodotto direttamente dal sistema mare ne mette in movimento altri 1,8 al di fuori del suo perimetro originario.

La stima territoriale nasce dall’applicazione della quota meridionale ai 78,9 miliardi diretti. Descrive la ricchezza creata dall’insieme delle filiere blu nel Sud. La sola cantieristica richiede indicatori industriali specifici.

Il lavoro pesa 5,7 punti più del valore aggiunto

La distanza fra il 39,9% degli occupati e il 34,2% del valore aggiunto misura 5,7 punti percentuali. Applicata agli 1.133.949 lavoratori censiti su scala nazionale, la quota meridionale restituisce una stima di circa 452mila persone. Poiché le percentuali pubblicate sono arrotondate, anche questo risultato va letto come ordine di grandezza. Una rilevazione territoriale disaggregata fornirebbe il conteggio puntuale.

Un secondo calcolo chiarisce la distribuzione interna. Il valore aggiunto diretto rapportato agli occupati si colloca intorno a 59.600 euro per lavoratore nel Mezzogiorno, contro quasi 69.600 euro nella media nazionale. Questa relazione statistica indica la composizione settoriale; salari e produttività individuale richiedono dati dedicati. Il risultato suggerisce una maggiore esposizione alle attività ad alta intensità di lavoro e una minore quota media di valore per addetto.

È qui che il numero si avvicina davvero alle persone. Il Sud offre al sistema mare una base occupazionale enorme, però una parte rilevante di quel lavoro deve ancora agganciarsi ai segmenti che trattengono più valore, dalla progettazione ai servizi tecnici avanzati. La crescita diventa solida quando una commessa lascia competenze durature nel luogo in cui viene eseguita.

L’export corre soprattutto dove il valore è già alto

La fotografia di La Nautica in Cifre, elaborata da Confindustria Nautica, colloca il fatturato dell’industria italiana da diporto a 8,72 miliardi di euro nel 2025, con un aumento dell’1,4%. Gli addetti diretti sono 32.420 e crescono del 3%, mentre l’intera filiera coinvolge circa 170mila persone.

Le esportazioni di imbarcazioni da diporto e sportive sono passate da 4,28 a 4,39 miliardi. Quasi il 90% della produzione cantieristica italiana trova sbocco all’estero e il Paese detiene il 52% degli ordini mondiali di superyacht. La leadership internazionale si concentra soprattutto nell’alto di gamma. La piccola nautica attraversa invece il secondo anno di difficoltà e riduce l’uniformità del dato complessivo.

Per molte imprese meridionali il problema comincia prima della vendita. Partecipare a una grande fiera richiede il trasferimento dei mezzi e personale fuori sede. Serve inoltre una struttura commerciale capace di seguire i contatti nei mesi successivi. Il sostegno all’internazionalizzazione indicato da Meo riguarda proprio questo tratto della filiera: portare un prodotto davanti al compratore giusto e accompagnare la trattativa finché diventa ordine.

La portualità si misura nella qualità del servizio

I censimenti della rete pugliese restituiscono valori differenti perché cambiano il perimetro e la classificazione. Alcuni conteggi aggregano porti polifunzionali e porticcioli; altri isolano i punti di ormeggio. Sommare quelle cifre oppure trattarle come equivalenti porterebbe a una conclusione sbagliata. Il dato realmente utile riguarda la capacità disponibile per il diporto e la qualità dei servizi offerti lungo l’anno.

Un posto barca funzionale è una piccola infrastruttura economica. Sostiene manutenzione e accoglienza, allunga la permanenza dei visitatori e rende più credibile l’acquisto di un’imbarcazione da parte di chi vive sul territorio. La profondità dei fondali e i collegamenti a terra incidono quanto il numero nominale degli approdi. I tempi autorizzativi completano il quadro operativo.

Per questo la portualità turistica entra nel discorso industriale. Un cantiere può costruire bene e una rete commerciale può trovare clienti, però la domanda locale resta frenata quando ormeggiare diventa costoso o incerto. La nautica cresce lungo una catena continua che parte dalla produzione e arriva all’uso quotidiano della barca.

Diciotto giorni separano Genova dall’apertura di Brindisi

Meo ha presentato questa lettura il 4 ottobre al Salone Nautico Internazionale di Genova, manifestazione che concentra cantieri e operatori del mercato globale. Il 22 ottobre si aprirà al Marina di Brindisi la 22ª edizione dello SNIM, nata nel 2004 e cresciuta come riferimento dell’Adriatico.

La distanza temporale fra i due appuntamenti è breve e rende leggibile la strategia. Genova offre visibilità nazionale al peso del Sud; Brindisi ospita il confronto in cui imprese e istituzioni possono tradurre quella rappresentanza in strumenti operativi. La relazione fra i due saloni acquista valore quando il contatto avviato nel primo trova continuità commerciale nel secondo.

Cinque regioni allo stesso tavolo il 23 ottobre

La prima edizione del Forum delle Imprese Nautiche del Mezzogiorno riunirà aziende pugliesi, campane, calabresi, lucane e siciliane con la rappresentanza nazionale del comparto. L’agenda mette in relazione innovazione e transizione ecologica con portualità turistica; la formazione viene affrontata insieme alle reti d’impresa e agli strumenti finanziari.

La scelta interregionale risponde a un’esigenza concreta. Un buyer estero valuta specializzazioni complementari e tempi di consegna. I confini amministrativi fra territori vicini restano estranei alla decisione commerciale. Presentarsi come filiera consente a un piccolo produttore di componenti di entrare in una proposta più ampia e rende possibile condividere una parte dei costi commerciali.

Il 22 e il 23 ottobre arriveranno inoltre compratori provenienti da Paesi europei e nordafricani. La formula B2B Walk Around porterà gli incontri presso gli stand o a bordo delle imbarcazioni, mentre il matchmaking digitale permetterà di programmare colloqui anche fuori dalle giornate del Salone. È la risposta più concreta al tema sollevato a Genova: l’accesso ai mercati assume la forma di un processo organizzato che continua oltre la presenza in fiera.

La formazione entra nel conto economico

Nel sistema mare italiano il 65,9% delle imprese dichiara difficoltà nel reperire figure con competenze adeguate. Il dato scende al 43,1% quando l’attenzione si concentra sulle capacità tecniche specifiche dell’attività aziendale, una quota ancora abbastanza alta da rallentare produzione e crescita.

Per la nautica meridionale la questione riguarda tanto il mestiere di cantiere quanto la capacità di vendere e assistere il cliente internazionale. Competenze tecniche e preparazione commerciale devono procedere insieme, perché un prodotto esportato continua a richiedere manutenzione e documentazione. Il dialogo con il proprietario prosegue anche dopo la consegna.

Un posto di lavoro qualificato nasce più facilmente quando gli enti formativi lavorano accanto alle imprese attive nei porti. Il Forum può rendere visibili i fabbisogni già presenti e aiutare i percorsi formativi a partire da commesse reali, evitando corsi lontani dalle mansioni che le aziende cercano.

Dal contatto al contratto, il passaggio decisivo viene dopo la fiera

Un incontro B2B produce valore quando dal primo contatto emerge una richiesta tecnica precisa. Il preventivo deve poi risultare sostenibile e la capacità produttiva va verificata. Per le aziende più piccole questa fase assorbe tempo e competenze che spesso coincidono con quelle necessarie in officina. Una regia condivisa può alleggerire il lavoro commerciale e impedire che un buon colloquio resti chiuso in un taccuino.

La misura più utile dell’appuntamento di Brindisi sarà quindi la qualità dei meccanismi lasciati alle imprese, a partire da contatti realmente profilati e servizi comuni per l’export. I percorsi formativi potranno nascere dai fabbisogni emersi. Il Sud possiede già una quota decisiva della blue economy italiana; il passaggio industriale consiste nel trattenere più valore attorno al lavoro che esiste.


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