Aiuti ma anche affari. L’industria europea è sempre più dentro la guerra


Mentre l’Europa continua a pagare per tenere in piedi i bilanci e l’industria militare dell’Ucraina, la Russia continua a martellare Kiev per piegarla, come in un eterno test di resistenza. La visita a sorpresa di Friedrich Merz domenica a Kiev, nonostante gli avvertimenti di Mosca, lo ha reso evidente più che mai. Il cancelliere tedesco ha portato in dono 1,3 miliardi di euro di aiuti. Ma non solo: con lui una delegazione di industriali della difesa e la promessa di armi capaci di colpire la Russia in profondità. Merz era arrivato da poco nella capitale ucraina quando un drone ha colpito il Ponte Nord sul Dnipro, ferendo due persone, nel quarto giorno di fila in cui Mosca prende di mira i ponti di Kiev, usati ogni giorno da migliaia di persone. Un attacco rivendicato dal ministero della Difesa russo, secondo cui queste infastrutture servono invece a trasportare truppe e materiale militare. Peccato che la scommessa russa sia un’altra, isolare la città per spingere gli abitanti all’esodo durante l’inverno e costringere il governo a cedere entro l’inizio del prossimo anno. 

Appena sabato il ministero degli Esteri russo aveva avvertito stranieri e diplomatici di non restare in Ucraina. Ma l’avviso non ha svuotato le ambasciate. Diversi delegati, a partire da quello tedesco, hanno fatto sapere che non lasceranno Kiev e l’ambasciatrice dell’Ue Katarina Mathernova ha assicurato che le sedi diplomatiche dei Paesi europei resteranno aperte. Un modo per far sapere al Cremlino che l’Unione non intende arretrare. Anche il leader della Cdu ha deciso lo stesso di andare nonostante l’escalation nella capitale. “Non ci faremo intimidire nemmeno da un attacco di droni durante la nostra visita”, ha fatto notare. D’altronde Merz è tra i leader europei che più si sono esposti a sostegno dell’Ucraina e tra quelli che più spesso hanno denunciato la guerra ibrida della Russia contro l’Europa. Dal 2025, cioè da quando è in carica, la Germania ha superato gli Stati Uniti come primo fornitore di aiuti militari all’Ucraina. Il pacchetto portato a Kiev domenica aggiunge un miliardo di euro con armi a lungo raggio, droni da combattimento e tecnologia satellitare in modo che “l’Ucraina possa colpire anche le rampe di lancio russe” e circa 350 milioni per la rete energetica in vista dell’inverno. Al momento il punto più delicato e urgente sono i droni russi a reazione, molto difficili da abbattere. Solo questa settimana, a detta di Zelensky, la Russia ne ha lanciati 900 e l’Ucraina è riuscita a fermarne circa la metà.

La visita di Merz serve perciò a garantire il sostegno europeo alla causa ucraina. Ma la sicurezza passa anche dal business. “Questa partnership funziona per la nostra forza e sicurezza comuni. Insieme a Friedrich Merz, abbiamo incontrato i rappresentanti del Forum Business ucraino-tedesco”, ha detto Zelensky. “Stiamo raggiungendo un risultato importante: 15 accordi tra aziende del nostro settore – tra imprese tedesche e ucraine. E questo è molto importante – produzioni congiunte, posti di lavoro e grandi ordini per l’industria, soprattutto quella tedesca, ma anche ucraina. Accordi solidi. E, cosa importante, l’Ucraina aiuta anche la Germania. Condividiamo la nostra esperienza, le nostre tecnologie, le nostre produzioni – tutto ciò che ha funzionato per la nostra resilienza – con i rappresentanti del business tedesco. Grazie, Friedrich, per il tuo sostegno. Grazie alle imprese tedesche, che mostrano a tutti che insieme siamo molto più forti”.

Quindici accordi per un valore complessivo di oltre 8,5 miliardi. Berlino finanzierà la produzione congiunta di droni capaci di intercettare quelli russi, che “progressi tecnici significativi” delle ultime settimane stanno accelerando. La difesa aerea di Kiev, ha detto il cancelliere, “ha urgente bisogno” di essere rafforzata. Quanto sia impellente lo dimostra bene il luogo che Merz e Zelensky hanno visitato insieme, l’Accademia delle scienze, dove lo scorso lunedì un attacco russo ha ucciso due persone. Lì il cancelliere ha chiesto a Vladimir Putin di fermare “una guerra senza senso” che anche Berlino continua a pagare con droni che sorvolano il Paese e attacchi a data center e reti di comunicazione. “Niente di tutto questo si fermerà se smettiamo di aiutare l’Ucraina. Andrà peggio”, ha detto Merz.

Per la Russia, del resto, il ruolo della Germania è chiaro. A settembre il ministro degli Esteri Sergei Lavrov l’ha accusata di essere il principale sponsor di Kiev e di voler diventare una potenza militare di primo piano in Europa. Un’ambizione che il governo tedesco non ha mai nascosto, con ben 780 miliardi di euro destinati alle forze armate tedesche entro il 2030. Ma è chiaro pure il contributo che tutta l’Unione europea continua a dare in questa guerra, perché ormai è Bruxelles a reggere il peso economico e militare maggiore. Secondo i calcoli del Kiel Institute, a giugno il totale degli aiuti arrivati a Kiev a vario titolo ammontava a 374,2 miliardi di euro. Di questi, ben 230 sono arrivati da Stati europei o istituzioni dell’Ue. Si può facilmente presumere che gli aiuti, soprattutto quelli bilaterali, siano di più perché spesso le informazioni sono secretate. Il problema è che il conto continua a salire. Il buco di quasi 24 miliardi di euro che il governo ucraino aveva segnalato per il 2026 è stato coperto, ma per il 2027 potrebbero servire fino a 70 miliardi in più del previsto, oltre ai 45 già garantiti dal prestito europeo da 90 miliardi. La Commissione sta già definendo il fabbisogno in un rapporto da sottoporre agli Stati membri forse già al Consiglio europeo di questo mese, mentre i bilanci europei sono sotto pressione per l’inflazione legata alla guerra in Iran. Anche per questo motivo sta prendendo di nuovo forza l’ipotesi di usare in modo definitivo gli asset russi congelati.

Dall’altra parte Putin non dà segnali di voler rallentare. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha chiarito che la Russia combatterà per tutta la regione del Donetsk, “anche solo per lo 0,01% del territorio”. Domenica il ministero della Difesa russo ha annunciato che gli attacchi contro le infrastrutture aumenteranno, in risposta all’intenzione dichiarata Zelensky di continuare a colpire le raffinerie russe. Ma non bastava l’affronto dei missili no stop sulla capitale ucraina. Mosca ha portato lo scontro fino allo spazio. Zelensky ha chiesto più volte al presidente Usa Donald Trump, l’ultima durante il loro incontro a New York, di sanzionare le aziende russe e cinesi che costruiscono Rassvet, la rete di satelliti per internet con cui la Russia cerca di dotarsi di un’alternativa a Starlink. Un appello che il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitry Medvedev, ha letto come una richiesta di blocco, e dunque di distruzione, della rete, ovvero “un modo sicuro per scatenare una guerra spaziale su vasta scala”, ha scritto su X. Più che a Zelensky, il messaggio è rivolto a chi deve decidere: “Spero che gli Stati Uniti lo capiscano, altrimenti i satelliti Starlink cadranno come mosche”. Non è un mistero che dall’inizio dell’invasione russa, l’esercito ucraino usa la rete di Elon Musk per gran parte delle comunicazioni al fronte e per guidare i droni.

Ma per gli Stati Uniti passa anche il negoziato tra Kiev e Mosca. A detta di Zelensky gli americani, in contatto con entrambe le parti, avrebbero proposto un incontro tecnico a tre con Russia e Ucraina entro fine ottobre, forse negli Emirati Arabi Uniti. L’Ucraina ha fatto sapere di essere pronta e ora aspetta la risposta della Russia, accusata di evitare trattative serie. In tutto questo tra americani e russi si discute persino sulla vendita delle attività estere di Lukoil. Ed è qui che la strategia europea mostra il suo limite. Pagare serve a finanziare Kiev e a non far cadere l’Ucraina, ma non basta a trattare e decidere una volta per tutte le sorti della guerra. Il rischio per l’Europa è di finanziare fino all’ultimo una pace negoziata da altri, su condizioni che toccano in parte anche la sua sicurezza. Ma non ci sono alternative. “La Germania aiuta l’Ucraina. Ma anche l’Ucraina aiuta noi”, ha scritto Merz sui suoi canali social. “Con la sua esperienza, ad esempio nella difesa dai droni, ma anche con commesse miliardarie per l’industria tedesca. Oggi abbiamo firmato accordi in tal senso. Questa partnership non è una strada a senso unico”. Zelensky ha assicurato che “Ucraina e Germania lavorano affinché l’Europa abbiamo un posto” al tavolo. Ma al momento per i 27 non c’è nemmeno il segnaposto.


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