La riorganizzazione degli istituti marini porta nel capoluogo marchigiano la sede principale dell’IRBIM. Pesca, acquacoltura, biodiversità e biotecnologie al centro di una nuova massa critica scientifica
La ricerca sulle risorse marine diventa una componente sempre più rilevante dell’economia del mare e il CNR ridisegna la propria organizzazione per rafforzare la massa critica su uno dei settori strategici della Blue Economy. Il risultato della riorganizzazione della rete scientifica dell’Ente porta ad Ancona la sede principale dell’Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine (CNR-IRBIM), mentre a Venezia resta la sede principale dell’Istituto di Scienze Marine (CNR-ISMAR).
È una scelta che concentra nel capoluogo marchigiano competenze, personale e infrastrutture dedicate alla biologia marina, alla biodiversità e alla gestione delle risorse biologiche. Il nuovo IRBIM, secondo il CNR, diventa il principale istituto italiano per massa critica di risorse umane e infrastrutturali dedicato alla biologia marina e alla biodiversità.
La riorganizzazione nasce dalla conclusione del processo di revisione della rete scientifica del Consiglio Nazionale delle Ricerche e comporta la confluenza delle attività e delle competenze dell’ex Istituto per lo Studio degli Impatti Antropici e Sostenibilità in ambiente marino (CNR-IAS) nei due istituti del Dipartimento di Scienze del sistema Terra e tecnologie per l’ambiente.
La logica è quella della specializzazione. ISMAR rafforzerà le proprie competenze sui processi fisici, chimici, geologici e ambientali degli ecosistemi marini, mentre IRBIM concentrerà la propria missione sulle risorse biologiche, la biodiversità, l’ecologia, le biotecnologie e la gestione sostenibile delle risorse viventi.
Per Ancona, il passaggio assume una particolare rilevanza perché consolida una vocazione scientifica legata al mare che ha radici storiche. La sede del CNR in città nasce infatti nel 1968 come Laboratorio di Tecnologia della Pesca e diventa successivamente Istituto Ricerche sulla Pesca Marittima, prima di entrare nella rete IRBIM. Dal luglio 2026 è sede principale dell’Istituto.
Il perimetro di attività dell’IRBIM comprende oggi biodiversità marina e pressioni globali, gestione e tecnologia della pesca, microbioma marino, acquacoltura sostenibile, impatti delle attività costiere e marittime sugli ecosistemi e processi oceanografici.
È qui che la riorganizzazione scientifica incrocia direttamente la dimensione economica. Pesca e acquacoltura non sono infatti soltanto ambiti di ricerca, ma filiere produttive che dipendono dalla disponibilità e dalla gestione sostenibile delle risorse marine. La capacità di produrre conoscenza, dati, tecnologie e innovazione diventa quindi parte dell’infrastruttura immateriale necessaria allo sviluppo dell’economia del mare.
«Il nuovo Istituto ha ora in sé l’intera filiera scientifica della ricerca sulla vita e la biodiversità marina, oltre che le migliori competenze del Paese su importanti settori dell’economia blu come la pesca e l’acquacoltura», sottolinea il direttore del CNR-IRBIM Gian Marco Luna.
La nuova configurazione non riguarda però soltanto la ricerca biologica. La presenza dei due poli, con IRBIM ad Ancona e ISMAR a Venezia, costruisce una rete scientifica complementare che copre tanto la dimensione fisica e ambientale degli ecosistemi quanto quella biologica e delle risorse viventi. ISMAR, tra le proprie missioni, comprende anche la gestione interoperabile dei dati marini per la pianificazione dello spazio marittimo e lo sviluppo di un’economia del mare basata sugli ecosistemi.
Per il sistema economico del mare significa disporre di una base scientifica più integrata su temi che interessano direttamente le politiche pubbliche e le attività produttive: dalla gestione delle risorse ittiche all’acquacoltura, dalla tutela della biodiversità agli impatti delle attività costiere e marittime.
«L’operazione rappresenta un’evoluzione organizzativa finalizzata a rafforzare la capacità del CNR di affrontare le grandi sfide legate alla conoscenza, alla tutela e alla gestione sostenibile degli ecosistemi marini», spiega Francesco Petracchini, direttore del CNR-DSSTTA.
La riorganizzazione, aggiunge il CNR, punta anche a valorizzare il patrimonio di competenze scientifiche, tecnologiche e infrastrutturali sviluppato negli anni dall’ex IAS, favorendo una maggiore integrazione disciplinare e una partecipazione più efficace ai programmi nazionali e internazionali.
Il punto economico, dunque, è nella massa critica. Mettere sotto un unico coordinamento competenze sulla biologia marina, biodiversità, pesca, acquacoltura e biotecnologie significa rafforzare la capacità del sistema della ricerca di trasformare conoscenza e infrastrutture scientifiche in innovazione e trasferimento tecnologico.
La continuità dei programmi di ricerca, delle collaborazioni nazionali e internazionali e dei servizi alla comunità scientifica e alle istituzioni sarà mantenuta. Personale, infrastrutture e sedi dell’ex IAS continueranno a costituire parte della rete scientifica del CNR, ora inseriti in un’architettura organizzativa più integrata.
Per Ancona, la novità si misura quindi soprattutto nella dimensione nazionale del presidio. La città non ospita soltanto una sede territoriale della ricerca marina, ma la sede principale di un istituto che il CNR colloca al centro della propria strategia sulla biologia marina e sulla biodiversità.
Una infrastruttura scientifica che si aggiunge alle altre infrastrutture materiali e immateriali dell’economia del mare e che, in prospettiva, può contribuire a rafforzare il rapporto tra ricerca, imprese e gestione sostenibile delle risorse marine.
A più di otto anni dall’ultima ristrutturazione degli istituti marini del CNR, la nuova architettura punta così a preparare la comunità scientifica italiana alle prossime sfide europee sulla ricerca marina e sull’innovazione. Per Ancona, significa assumere un ruolo più definito nella geografia nazionale della conoscenza del mare.
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