il credito riparte, il costo risale


Ad agosto i prestiti a famiglie e imprese crescono del 3,4%, ma il tasso medio sui nuovi finanziamenti per la casa sale di 16 punti base. Il dato precede il rialzo BCE di settembre: per chi deve comprare casa il vero test arriverà nelle prossime settimane.

Il credito bancario italiano continua a crescere, ma per chi deve accendere oggi un mutuo la fase dei finanziamenti sempre meno cari sembra essersi interrotta. Ad agosto il totale dei prestiti a famiglie e imprese è aumentato del 3,4% rispetto a un anno prima, in accelerazione dal 3,3% di luglio. Nello stesso mese, però, il tasso medio sulle nuove operazioni per l’acquisto di abitazioni è salito dal 3,40% al 3,56%. Sono 16 punti base in più in un solo mese, mentre il tasso medio sul complesso dei prestiti già in essere è arrivato al 4,19%.

La fotografia arriva dal Rapporto mensile dell’Associazione bancaria italiana (ABI) di settembre e va letta con una cautela importante. Il 3,56% riguarda agosto, quindi precede il nuovo rialzo deciso dalla Banca centrale europea (BCE) il 10 settembre ed entrato in vigore il 16 settembre. La BCE ha aumentato di 25 punti base i tre tassi di riferimento, portando il tasso sui depositi al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sul rifinanziamento marginale al 2,90%. Il dato sui mutui, dunque, non misura ancora l’effetto pieno della stretta di settembre.

È proprio questo sfasamento temporale a rendere il rapporto più interessante. Il costo dei nuovi mutui aveva già ricominciato a salire prima dell’ultima decisione di Francoforte. Ad agosto l’Euribor a tre mesi, riferimento utilizzato soprattutto per i finanziamenti a tasso variabile, era salito al 2,51% dal 2,43% di luglio. Nello stesso periodo l’IRS a dieci anni, indicatore di mercato che incide sulla formazione dei tassi fissi, era passato dal 3,13% al 3,23%. Le condizioni offerte dalle banche non dipendono meccanicamente dai tassi BCE, ma incorporano il costo della raccolta, le aspettative sui mercati, il rischio del cliente e la durata del finanziamento.

Il rialzo di agosto non significa, peraltro, un ritorno ai livelli più onerosi della fase precedente. A dicembre 2023 il tasso medio sui nuovi mutui per l’acquisto di abitazioni era al 4,42%, quasi nove decimi di punto sopra il dato attuale. Il percorso resta quindi molto diverso da quello dei mesi più duri della stretta monetaria, ma la risalita da 3,40% a 3,56% interrompe la sequenza di miglioramento e rende più importante il confronto tra le offerte bancarie.

La ripresa del credito, intanto, appare consolidata. Secondo l’ABI, la crescita dei prestiti a famiglie e imprese prosegue da marzo 2025 e ha riportato i volumi complessivi sui livelli dell’ottobre 2022. Per le famiglie si tratta del ventesimo mese consecutivo di aumento; per le imprese del quattordicesimo. Gli ultimi dati disaggregati disponibili nel rapporto, relativi a luglio, indicano un aumento del 2,6% dei prestiti alle famiglie e del 4,1% di quelli alle imprese.

Il movimento dei tassi, tuttavia, non è uguale per tutti. Mentre i nuovi mutui casa sono diventati più cari, il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese è sceso ad agosto al 3,66%, dal 3,79% di luglio. È una divergenza che mostra quanto sia riduttivo parlare di un unico “costo del credito”: famiglie e aziende si muovono su mercati diversi, con scadenze, garanzie, rischi e meccanismi di prezzo differenti.

Per le famiglie che hanno già un mutuo, l’impatto di un aumento dei tassi è oggi meno immediato di quanto accadeva nelle precedenti stagioni di stretta monetaria. Gianfranco Torriero, vice direttore generale vicario dell’ABI, ha spiegato che circa tre mutui già sottoscritti su quattro sono a tasso fisso. In questi contratti la rata non cambia quando salgono i tassi di mercato. A essere più esposti sono invece i mutuatari a tasso variabile e, soprattutto, chi deve stipulare un nuovo finanziamento o rinegoziare condizioni già esistenti.

La differenza tra il 3,40% di luglio e il 3,56% di agosto può sembrare modesta, ma su durate lunghe si traduce in una spesa aggiuntiva. In un esempio puramente teorico, un mutuo da 150 mila euro in 25 anni, calcolato senza spese accessorie e con ammortamento a rata costante, passa da circa 743 euro al mese con un tasso del 3,40% a circa 756 euro con un tasso del 3,56%. Sono quasi 13 euro in più al mese, circa 154 euro l’anno. Il confronto serve soltanto a misurare l’ordine di grandezza: il costo reale dipende dal Taeg, dalle commissioni, dalle assicurazioni eventualmente collegate e dalle caratteristiche del singolo contratto.

Per chi deve comprare casa, il prossimo passaggio sarà quindi osservare le offerte formulate dopo il 16 settembre. Il rialzo BCE non si trasferisce necessariamente in modo identico e immediato su tutti i mutui. Nel fisso conta molto l’andamento dell’IRS e delle aspettative sui tassi futuri; nel variabile pesa maggiormente l’Euribor. Inoltre una parte delle attese sulla decisione della BCE può essere stata incorporata dai mercati prima dell’annuncio ufficiale.

Il nuovo quadro monetario arriva mentre il sistema bancario continua a raccogliere liquidità. Ad agosto la raccolta diretta da clientela, composta da depositi e obbligazioni, è cresciuta del 2,3% su base annua a 2.152,6 miliardi di euro. I depositi sono aumentati dell’1,8% e le obbligazioni bancarie a medio e lungo termine del 6%. Il tasso medio sui nuovi depositi a durata prestabilita è salito al 2,40%, mentre quello sul complesso dei depositi è rimasto allo 0,69% e quello sui conti correnti allo 0,32%.

Il rapporto ABI segnala anche un ulteriore miglioramento della qualità del credito. A luglio i crediti deteriorati netti erano pari a 28 miliardi di euro, in calo dai 28,6 miliardi di marzo e dai 29,1 miliardi di dicembre 2025. Rappresentavano l’1,30% dei crediti totali, contro l’1,35% di marzo. Il confronto con il massimo raggiunto nel 2015, quando i deteriorati netti erano 196,3 miliardi, restituisce la misura del cambiamento avvenuto nei bilanci bancari.

Per le famiglie, tuttavia, la variabile decisiva resta la rata. Il ritorno della crescita dei prestiti indica che il mercato del credito non si è fermato; il rialzo dei nuovi mutui mostra però che la fase di riduzione del costo del denaro non procede più in linea retta. I dati di settembre e ottobre diranno quanto della stretta BCE sarà trasferito sulle nuove offerte e se la domanda di finanziamenti riuscirà a mantenere il ritmo osservato finora.


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