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Dal dissesto alla prevenzione: come cambia l’ingegneria forense
Un crollo o un dissesto strutturale non rappresentano soltanto eventi da ricostruire a posteriori. L’analisi delle cause, dei meccanismi di crisi e delle condizioni che hanno favorito la propagazione del danno può fornire indicazioni decisive per migliorare la progettazione, programmare controlli e manutenzioni più efficaci e ridurre il rischio che eventi analoghi si ripetano.
È questa una delle evoluzioni più interessanti dell’ingegneria forense, dove l’indagine tecnica non si esaurisce nell’individuazione delle responsabilità, ma diventa anche uno strumento di conoscenza, prevenzione e gestione del rischio.
La crescente complessità delle opere e la disponibilità di nuovi strumenti stanno inoltre modificando profondamente il modo di investigare i dissesti. Laser scanner, fotogrammetria, monitoraggio strutturale, BIM, gemelli digitali e modellazione numerica avanzata consentono oggi di ricostruire con maggiore precisione geometrie, deformazioni, fenomeni evolutivi e possibili scenari di collasso. Ma la tecnologia, da sola, non basta: dati e modelli devono essere interpretati con rigore, verificati rispetto alle evidenze disponibili e utilizzati senza perdere capacità critica.
Quali sono allora gli strumenti più affidabili per investigare un dissesto? Come si distingue una causa primaria da una concausa? Quanto possono insegnare i crolli alla progettazione delle nuove opere? E quali competenze dovrà possedere l’ingegnere forense di fronte a modelli sempre più sofisticati, grandi quantità di dati e intelligenza artificiale?
Ne parliamo con Fulvio Parisi, approfondendo il rapporto tra analisi strutturale, prevenzione, strumenti digitali e valutazione del rischio: temi che trovano spazio anche nel Master universitario di II livello in Ingegneria Forense dell’Università Federico II di Napoli, dove la formazione integra competenze ingegneristiche e giuridiche, casi reali, laboratori e metodologie avanzate di analisi.
Ingegneria forense e prevenzione: come trasformare i dissesti in conoscenza utile
1. Professor Parisi, oggi l’ingegneria forense non riguarda soltanto la ricostruzione di ciò che è accaduto, ma sempre più anche la prevenzione. In che modo l’analisi forense può contribuire a rendere strutture e infrastrutture più sicure?
L’analisi forense non dovrebbe limitarsi a spiegare perché si è verificato un dissesto, ma dovrebbe trasformare ogni evento in una fonte di conoscenza per prevenire casi analoghi. Attraverso la ricostruzione della sequenza degli eventi, l’identificazione dei meccanismi di crisi e l’analisi delle deficienze progettuali, costruttive, gestionali o manutentive, possiamo individuare non soltanto la causa del danno, ma anche i segnali precursori che avrebbero potuto consentirne il riconoscimento anticipato.
Queste informazioni possono essere tradotte in criteri progettuali più efficaci, programmi di ispezione e monitoraggio, strategie di manutenzione e interventi di consolidamento mirati. Inoltre, lo studio sistematico dei fallimenti contribuisce all’evoluzione delle norme e delle linee guida tecniche. L’ingegneria forense crea quindi un circuito virtuoso tra osservazione del danno, comprensione dei fenomeni e prevenzione. Il suo obiettivo finale non è soltanto attribuire responsabilità, ma ridurre la probabilità che lo stesso tipo di evento si ripeta e limitarne le conseguenze qualora si verifichi.
Dissesti strutturali: come distinguere cause primarie, concause e manifestazioni del danno
2. Nell’analisi di un dissesto strutturale, quali sono gli elementi che consentono di distinguere una causa primaria da una semplice manifestazione del danno o da una concausa?
È necessario ricostruire una vera e propria catena causale, distinguendo l’origine del fenomeno, l’eventuale evento innescante e i fattori che ne hanno favorito la propagazione.
Un quadro fessurativo nelle travi di un edificio con struttura intelaiata in cemento armato è, ad esempio, una manifestazione del dissesto che può avere, quale causa primaria, una variazione di destinazione d’uso (che ha incrementato sensibilmente i carichi sugli impalcati e, dunque, lo stato tenso-deformativo della struttura), una fuoriuscita improvvisa di acqua in pressione da una rete di distribuzione idrica in prossimità dell’edificio (che ha prodotto elevati cedimenti differenziali del terreno di fondazione) o altri fenomeni.
Una concausa, invece, è una condizione che può aver aumentato la severità dell’evento, pur non essendo da sola sufficiente a determinarlo.
Per operare questa distinzione occorre integrare diverse fonti: documentazione progettuale e costruttiva, cronologia degli eventi, rilievo del quadro fessurativo e deformativo, caratterizzazione dei materiali, condizioni del terreno, carichi applicati alla struttura, stato di manutenzione e dati prodotti da eventuali sistemi di monitoraggio strutturale e/o ambientale. Le diverse ipotesi devono poi essere verificate alla luce della meccanica strutturale e, se utile o necessario, mediante simulazioni numeriche.
Un criterio particolarmente utile è quello controfattuale: ci si deve chiedere se, in assenza di un determinato fattore, il dissesto si sarebbe comunque verificato, con le stesse modalità e nello stesso momento. È tuttavia importante evitare spiegazioni eccessivamente semplicistiche, perché molti dissesti derivano dall’interazione di più condizioni sfavorevoli.
Robustezza strutturale: cosa insegnano crolli e dissesti alla progettazione
3. Robustezza strutturale ed eventi estremi sono temi sempre più centrali nella progettazione. Quanto può insegnare l’analisi forense dei crolli e dei dissesti alla progettazione delle nuove opere?
Può insegnare moltissimo, perché i crolli mostrano il comportamento reale delle strutture oltre i limiti normalmente esplorati nella progettazione. Eventi come il crollo della torre Ronan Point, delle Torri Gemelle o di importanti ponti hanno agito da catalizzatori per il progresso scientifico e normativo, mettendo in evidenza svariate problematiche e fenomenologie che i modelli e le procedure dell’epoca non erano in grado di rappresentare adeguatamente.
L’analisi forense consente di comprendere come un danno inizialmente localizzato possa propagarsi fino a produrre conseguenze sproporzionate. Da questa conoscenza derivano le principali strategie di robustezza: garantire continuità tra gli elementi, predisporre percorsi alternativi dei carichi, proteggere gli elementi chiave oppure segmentare opportunamente la struttura per arrestare la propagazione del danno.
Una struttura robusta non è semplicemente una struttura sovradimensionata. È una struttura concepita per conservare una capacità portante residua anche dopo una crisi locale. L’esperienza dei dissesti insegna quindi a progettare non soltanto per le condizioni ordinarie, ma anche per scenari anomali, considerando le conseguenze del collasso, il degrado e l’intero ciclo di vita dell’opera.
Laser scanner, monitoraggio e digital twin nelle indagini sui dissesti
4. Rilievi tridimensionali, monitoraggio e modellazione digitale stanno cambiando il modo di investigare un dissesto. Quali sono oggi gli strumenti più utili e quali vantaggi offrono rispetto alle metodologie tradizionali?
Tra gli strumenti più utili vi sono il laser scanner, la fotogrammetria terrestre e da drone, le nuvole di punti, il telerilevamento satellitare, la termografia e i sistemi di monitoraggio statico e dinamico.
A questi si aggiungono i modelli informativi BIM, i gemelli digitali e le tecnologie di realtà virtuale o aumentata, che permettono di integrare e visualizzare dati provenienti da fonti differenti.
Il principale vantaggio è la possibilità di acquisire una rappresentazione geometrica e materica dell’opera molto dettagliata, oggettiva e ripetibile, anche in zone difficilmente accessibili o non più disponibili dopo la messa in sicurezza. Il monitoraggio consente inoltre di seguire l’evoluzione temporale di deformazioni, spostamenti, vibrazioni e quadri fessurativi, distinguendo un danno stabilizzato da un processo ancora attivo ed eventualmente in forte evoluzione.
La modellazione digitale permette infine di collegare geometria, informazioni storiche, risultati delle indagini e simulazioni numeriche in un unico ambiente conoscitivo. Questi strumenti non sostituiscono l’ispezione diretta e il giudizio dell’esperto, ma ne aumentano la precisione, la tracciabilità e la verificabilità, preservando anche una memoria digitale dello stato dei luoghi.
Modelli numerici nell’ingegneria forense: quando una simulazione è davvero affidabile
5. Le simulazioni numeriche possono aiutare a ricostruire la dinamica di un evento. Quali condizioni devono essere rispettate perché un modello possa essere considerato realmente affidabile nell’ambito di una valutazione forense?
Un modello è affidabile quando è coerente con la domanda forense alla quale deve rispondere e con le evidenze effettivamente disponibili. Non è il livello di complessità, di per sé, a garantire la qualità della simulazione: un modello molto sofisticato, ma fondato su ipotesi non documentate, può essere meno attendibile di un modello più semplice e trasparente.
Occorre rappresentare correttamente la geometria, le condizioni di vincolo, le proprietà dei materiali, il degrado, le azioni e i meccanismi di crisi rilevanti. Nei fenomeni di collasso può essere necessario considerare grandi spostamenti, non linearità, contatti, frammentazione, collisione tra elementi o effetti dinamici mediante modelli continui o discontinui opportunamente scelti. Il modello deve essere verificato dal punto di vista numerico e, per quanto possibile, validato o calibrato mediante prove sperimentali, misure, dati di monitoraggio o casi di riferimento.
È inoltre indispensabile trattare esplicitamente le incertezze ed effettuare analisi di sensibilità, confrontando scenari e ipotesi alternative. I risultati devono essere compatibili con la cronologia dell’evento e con il danno osservato. Soprattutto, il modello non deve essere calibrato per confermare una conclusione prefissata (mai commettere un tale errore), ma utilizzato per sottoporre le diverse ipotesi a una verifica trasparente e riproducibile.
Analisi probabilistiche e valutazione del rischio per edifici, ponti e infrastrutture
6. Nel Master trovano spazio anche metodologie probabilistiche e analisi avanzate del comportamento strutturale di edifici, ponti e altre opere d’ingegneria civile, per finalità di diagnosi, prognosi e valutazione del rischio. Dove vede oggi le applicazioni più concrete di tali metodologie nell’ingegneria forense?
Le applicazioni più concrete riguardano innanzitutto la ricostruzione dei meccanismi che hanno prodotto un dissesto o un collasso. Le analisi strutturali avanzate consentono di confrontare diversi scenari causali, verificare la compatibilità tra i meccanismi simulati e il danno osservato e valutare l’influenza di degrado, difetti costruttivi, errori progettuali o azioni eccezionali. Sono inoltre fondamentali per stimare la capacità portante residua di un’opera danneggiata e prevedere la possibile evoluzione del dissesto, supportando le decisioni relative alla messa in sicurezza, alla riparazione o all’eventuale demolizione.
Le metodologie probabilistiche permettono, invece, di rappresentare esplicitamente le incertezze che caratterizzano ogni indagine forense: proprietà dei materiali, geometria, azioni, dettagli costruttivi, livelli di degrado ed errori dei modelli. Attraverso analisi di affidabilità e valutazioni del rischio è possibile passare da una risposta puramente deterministica a una stima della probabilità di raggiungimento di determinati stati di danno o di collasso e delle relative conseguenze. Ciò riveste un ruolo fondamentale sia nella prevenzione di possibili dissesti strutturali futuri, sia nella diagnosi e nella prognosi di un dissesto che si è verificato.
Questi approcci trovano applicazione concreta negli edifici esistenti, nei ponti, nelle infrastrutture critiche e nelle opere esposte a terremoti, cedimenti dei terreni, alluvioni, frane, incendi, esplosioni o sovraccarichi eccezionali. Il loro valore consiste nel rendere diagnosi e prognosi più trasparenti, nel confrontare quantitativamente ipotesi alternative e nel fornire una base razionale per decisioni che devono essere assunte in condizioni di conoscenza inevitabilmente incompleta.
Analisi avanzate del comportamento strutturale consentono, infine, di simulare la risposta della struttura dalle condizioni di esercizio sino al collasso, consentendo effettivamente un confronto diretto tra quanto osservato realmente e quanto simulato in termini di configurazione strutturale e distribuzione delle macerie.
Ingegneria forense tra tecnica e diritto: il valore di una formazione multidisciplinare
7. Il Master della Federico II integra competenze giuridiche, ingegneristiche, casi reali, laboratori didattici e strumenti digitali. Qual è, secondo lei, il valore aggiunto di questa impostazione multidisciplinare rispetto a una formazione esclusivamente tecnica?
Una valutazione forense deve essere tecnicamente corretta, ma anche pertinente rispetto al quesito, documentabile e utilizzabile nel contesto giuridico nel quale viene formulata. Una formazione esclusivamente tecnica non sempre prepara l’ingegnere a comprendere pienamente il ruolo del consulente, le regole del procedimento, il rapporto tra le parti, le modalità di acquisizione delle evidenze e i limiti entro i quali devono essere espresse le conclusioni.
L’integrazione tra diritto e ingegneria permette di formulare correttamente i problemi, distinguere gli accertamenti tecnici dalle valutazioni giuridiche e comunicare risultati e incertezze in modo rigoroso e comprensibile. La discussione di casi reali, le esercitazioni e i laboratori consentono poi di applicare queste conoscenze a situazioni nelle quali i dati sono spesso incompleti, contraddittori o distribuiti tra fonti differenti.
Il valore aggiunto del Master consiste proprio nel collegare il rigore scientifico della ricerca universitaria alle esigenze concrete della professione. Si formano così non soltanto CTU, CTP e periti, ma anche consulenti capaci di assistere amministrazioni, imprese e cittadini nella prevenzione dei danni e nella gestione tecnica dei rischi, contribuendo anche ad evitare l’insorgenza dei contenziosi.
L’ingegnere forense del futuro tra AI, digital twin e capacità critica
8. Guardando ai prossimi anni, quali competenze dovrà acquisire un ingegnere forense per affrontare strutture sempre più complesse, grandi quantità di dati e nuovi strumenti di analisi senza perdere rigore scientifico e capacità critica?
L’ingegnere forense dovrà possedere solide competenze nella meccanica delle strutture e dei materiali, perché nessuno strumento digitale può compensare una comprensione insufficiente dei fenomeni fisici. A queste basi dovrà affiancare conoscenze di affidabilità strutturale, analisi probabilistica, rischio e resilienza, necessarie per trattare in modo esplicito le incertezze e valutare non soltanto la probabilità di un evento, ma anche le sue conseguenze.
Diventeranno sempre più importanti le competenze nel rilievo tridimensionale, nel monitoraggio, nella modellazione numerica avanzata, nei gemelli digitali, nell’analisi dei dati e nell’intelligenza artificiale. Servirà inoltre una visione multi-pericolo e orientata al ciclo di vita, capace di considerare degrado, manutenzione, azioni eccezionali e interdipendenze tra infrastrutture.
La competenza decisiva resterà però la capacità critica: distinguere un dato da un’interpretazione, verificare le ipotesi, riconoscere i limiti dei modelli e comunicare correttamente l’incertezza. L’ingegnere forense del futuro dovrà saper dialogare con giuristi, informatici e altri specialisti, mantenendo indipendenza di giudizio, trasparenza metodologica ed etica professionale. Dovrà, in sostanza, saper utilizzare strumenti sempre più potenti senza diventarne un utilizzatore acritico.
Per l’edizione 2026/2027, la scadenza indicata per la presentazione delle domande è il 24 settembre 2026.
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