Gaspare L’Episcopia (Ente Parco Murgia Materana) denuncia emergenza abitativa “tra speculazioni e miopia urbanistica”


Gaspare L’Episcopia, ex Consigliere comunale attualmente componente del Cda dell’Ente Parco Murgia Materana in una nota denuncia l’emergenza abitativa nella città di Matera. Di seguito la nota integrale.

Ho vissuto sulla mia pelle cosa significhi cercare una casa a Matera: scontrarsi con l’impossibilità di trovare un affitto accessibile e con prezzi di vendita totalmente fuori dalla realtà e confrontandomi con tante famiglie che non riescono a trovare un alloggio anche temporaneo per stanziare il proprio nucleo familiare. Da questa frustrazione, ho deciso di iniziare a studiare il fenomeno nella sua complessità e nel 2024 ho creato la pagina Facebook «Emergenza casa a Matera»: uno spazio nato per denunciare pubblicamente una ferita sociale che sta svuotando la nostra comunità. Dalla mia analisi, negli ultimi decenni, Matera ha perso e sta continuando a perdere la sua anima e il suo futuro. Non governare i fenomeni significa esserne governati, e la nostra città è stata letteralmente abbandonata alle forze della speculazione edilizia con la complicità, esplicita o tacita, di una politica (destra e sinistra) tante volte miope e incapace di programmare un’urbanistica a misura di cittadino. I parametri economici del mercato immobiliare materano rivelano una discrepanza insostenibile rispetto al reale potere d’acquisto dei nuclei familiari lucani.

 Nel comparto delle nuove edificazioni, le quotazioni hanno raggiunto vette speculative comprese tra i 4.000 e gli oltre 5.000 euro al metro quadro. Prezzi che rivaleggiano con quartieri esclusivi di grandi metropoli globali, imponendosi su un territorio in cui i salari medi restano confinati nei parametri regionali. Questa fiammata speculativa ha generato una distorsione a catena: se il costo del nuovo schizza alle stelle a causa della scarsità artificiale dei suoli edificabili e dell’ingordigia della rendita fondiaria, le abitazioni più vecchie – spesso prive di adeguamenti antisismici o di efficientamento energetico – acquisiscono artificiosamente valore e mercato, trascinando il prezzo medio comunale oltre i 2.050 euro al metro quadro. Per la classe media si è determinata una vera e propria trappola economica. L’inaccessibilità non colpisce più soltanto le fasce a reddito zero che avrebbero diritto all’alloggio pubblico, ma colpisce in pieno chi lavora, produce e paga le tasse: le rate dei mutui per l’acquisto assorbono oltre la metà delle entrate familiari, mentre il mercato della locazione tradizionale è stato del tutto desertificato.

Ambito Territoriale / Segmento Immobiliare Quotazione Media Vendita (€/m²) Canone Medio Locazione (€/m²/mese) Variazione Annuale Vendite (%)
Matera (Valore Medio Comunale) 2.045 – 2.051 9,19 – 9,50 +4,38% / +5,8%
Matera (Nuove Costruzioni) 3.500 – 5.000+ 11,00 – 11,74 Marcata ascesa speculativa
Provincia di Matera 1.636 8,81 +2,25%
Regione Basilicata 1.323 7,55 +0,68%

La crisi è stata amplificata anche dalla proliferazione senza regole delle strutture ricettive extra-alberghiere. La corsa a trasformare unità residenziali in case vacanza e B&B, inizialmente concentrata nell’area dei Sassi e del centro storico, si è propagata a macchia d’olio in tutta la corona urbana e nei quartieri residenziali. La rendita garantita dall’ospitalità turistica breve ha letteralmente prosciugato l’offerta di appartamenti destinati all’affitto residenziale per residenti stabili, lavoratori pubblici, docenti e giovani famiglie. Quei pochissimi alloggi rimasti disponibili sul mercato ordinario vengono offerti a cifre proibitive, con canoni medi mensili che superano frequentemente i 9,50 euro al metro quadro, toccando vette di oltre 11 euro per piccoli tagli.

Per il ceto medio trovare un tetto in affitto a Matera è divenuta un’impresa titanica: l’intera città è stata ridisegnata in funzione del visitatore temporaneo, spogliando i residenti della loro primaria garanzia costituzionale. Va altresì precisato che nel secondo dopoguerra e fino ai primi anni Novanta, Matera è stata presa a modello nazionale per l’edilizia economica e sociale. I comparti nati dai grandi Piani di Edilizia Economica e Popolare (PEEP) – come San Giacomo, Agna, Arco e Matera 2000 – garantirono alle famiglie della classe operaia e media l’accesso alla proprietà a prezzi rigidamente calmierati. Quei rioni vennero edificati applicando criteri di straordinaria lungimiranza: ampi distacchi tra i palazzi, bassa densità edilizia, parchi gioco attrezzati per i bambini, pinete urbane, scuole primarie integrate e assi viari proporzionati alle esigenze di mobilità e sosta.

A questo modello incentrato sulla comunità ha fatto seguito una stagione segnata dalla connivenza tra la politica locale e la speculazione privata, culminata nella realizzazione di rioni stipati, caotici e privi dei più elementari standard di vivibilità. Simbolo plastico di questo declino sono le lottizzazioni del quartiere Quadrifoglio e Acquarium. In questi comparti le abitazioni sorgono ammassate l’una sull’altra, con prospetti vicinissimi che azzerano la riservatezza e tolgono aria e luce naturale. Le strade interne si presentano come strettoie e «mulattiere» d’asfalto, spesso con carreggiate ridotte a poco più di 2 o 3 metri di larghezza (come in via della Salvia), dove due vetture non riescono a incrociarsi, i marciapiedi mancano e il passaggio di un’ambulanza o di un mezzo dei vigili del fuoco diventa un’operazione ad altissimo rischio. La carenza strutturale di parcheggi ha trasformato ogni angolo di asfalto in un 2 groviglio di auto in sosta, mentre i cantieri aperti da anni e i restringimenti viari denunciano una programmazione frammentaria e sottomessa al profitto del costruttore, che riduce o monetizza gli standard a verde pubblico. La radice dell’emergenza risiede nell’inerzia e nelle omissioni della classe politica.

Dal 1991, anno dell’ultimo PEEP approvato, il Comune di Matera ha cessato di programmare l’edilizia residenziale pubblica e convenzionata. Il Regolamento Urbanistico approvato nel 2021 ha rinunciato all’istituzione di nuovi comparti PEEP, puntando invece su incentivi volumetrici concessi ai costruttori privati affinché realizzassero quote di edilizia sociale. Il risultato di quattro anni di applicazione è inequivocabile: non è stato realizzato neanche un metro quadro di edilizia popolare o convenzionata. In questo quadro si innesta la complessa parabola del mondo cooperativo edilizio. Nate con la missione mutualistica di fornire alloggi a costi accessibili senza margini speculativi, diverse cooperative hanno progressivamente tradito questo patto fondativo: i prezzi pattuiti con i soci all’atto dell’iscrizione sono lievitati di variante in variante, di proroga in proroga, scaricando integralmente sulle famiglie costi imprevisti e rincari ingiustificati, fino ad allinearsi pericolosamente ai valori del libero mercato. Il recente tavolo tecnico del 14 settembre presso il Comune di Matera tra l’assessore all’Urbanistica Giuseppe Sicolo e le centrali cooperative Agci, Confcooperative e Legacoop ha sancito la necessità di tornare a pianificare.

Non si può riaprire la stagione dell’edilizia agevolata senza una severa discontinuità rispetto agli errori e alle zone d’ombra del passato. Le conseguenze sociali ed economiche di questa miopia urbanistica sono documentate dai numeri. Matera ha invertito la sua dinamica di crescita: dopo aver superato la soglia dei 60.000 abitanti, la popolazione è calata a 59.586 residenti, con un saldo negativo di circa 900 cittadini perso nell’ultimo ciclo annuale. Una città che arretra demograficamente è una comunità destinata a un inesorabile declino economico, sociale e culturale. Chi lascia Matera non lo fa per scelta turistica, ma per necessità di sopravvivenza: giovani diplomati, neolaureati, professionisti e giovani nuclei familiari si trasferiscono nei comuni limitrofi o al Nord Italia perché espulsi dai costi abitativi proibitivi. Senza residenti stabili chiudono le sezioni delle scuole dell’infanzia e primarie, muore il commercio di vicinato e la città si converte in un contenitore vuoto ad uso esclusivo del turismo «mordi e fuggi».

Per invertire la rotta, è necessario procedere con un pacchetto di interventi immediati e strutturali:
1. Riapertura della stagione dei PEEP e stop alla rendita fondiaria: il Comune deve varare con urgenza una variante urbanistica per istituire nuovi Piani di Edilizia Economica e Popolare. Ampliare l’offerta di aree edificabili a destinazione vincolata è l’unica via per abbattere il prezzo dei suoli: riducendo drasticamente il costo dell’area fondiaria si abbatte il costo al metro quadro delle nuove costruzioni, inducendo di riflesso un calo naturale e calmierato anche sui prezzi del patrimonio immobiliare preesistente.

2. Controllo stringente sul mondo cooperativo: l’assegnazione di suoli pubblici a cooperative deve essere vincolata a convenzioni blindate. I contratti devono stabilire tetti inderogabili al prezzo finale di cessione al metro quadro, con il divieto di rincari in corso d’opera e controlli contabili comunali a tutela inderogabile dei soci assegnatari.

3. Freno all’over tourism e contingentamento delle strutture ricettive: introduzione di un regolamento comunale che stabilisca soglie di saturazione quartiere per quartiere, bloccando nuovi cambi di destinazione d’uso a B&B e case vacanza nelle zone sature, affiancato da una leva IMU punitiva sulle case tenute sfitte e sgravi fiscali per i contratti residenziali a canone concordato a lungo termine stipulati con residenti.

4. Ritorno all’urbanistica a misura di cittadino: abolizione del modello edificatorio dei quartieri stipati. Ogni futuro intervento deve garantire standard urbanistici effettivi: sezioni stradali ampie, abbondanza di parcheggi pubblici e pertinenziali, parchi urbani attrezzati e un’adeguata fascia di rispetto verde fonoassorbente dai binari ferroviari, anteponendo la qualità della vita degli abitanti al profitto dei lottizzatori


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