A pochi giorni dalla Regata Preliminare nel Golfo, Comune di Napoli e Invitalia cercano fino a 20 progetti innovativi. Tra le idee che guardano alla trasformazione della filiera nautica c’è RADICI NAVALE, un AI Decision Engine che prova a mettere in relazione intelligenza artificiale, cantieri e sapere degli artigiani del mare
Napoli prova a trasformare l’America’s Cup in qualcosa che vada oltre le regate e la visibilità internazionale. A pochi giorni dalla Regata Preliminare della Louis Vuitton 38ª America’s Cup, prevista nella Baia di Napoli dal 24 al 27 settembre 2026, la città apre infatti una nuova partita sul terreno dell’innovazione, della Blue Economy e della trasformazione della filiera nautica.
Il Comune di Napoli, in collaborazione con Invitalia e con il supporto dell’America’s Cup, ha lanciato l’8 settembre una Call for Ideas rivolta a startup, spin-off e persone fisiche con progetti innovativi dedicati al mondo del mare e ai settori collegati.
Le candidature resteranno aperte fino al 15 novembre 2026. Saranno selezionate fino a 20 idee, che potranno accedere a un percorso di sei mesi nei laboratori tecnologici del Comune presso il Real Albergo dei Poveri, tra sviluppo del modello di business, prototipazione, formazione, networking e confronto con imprese e professionisti.
Tra le sei sfide individuate dalla Call c’è un tema particolarmente legato alla storia produttiva del Golfo di Napoli: innovare la filiera della cantieristica e della vela integrando ricerca, nuove tecnologie e sostenibilità, senza disperdere il patrimonio di competenze e tradizioni costruito nel tempo.
È proprio in questo spazio, tra memoria produttiva e trasformazione tecnologica, che si colloca l’idea di RADICI NAVALE – AI Decision Engine per Cantieri Navali e Filiera del Sailing, verticalizzazione ancora in sviluppo del metodo RADICI.
Dalla tradizione dei maestri d’ascia all’intelligenza artificiale
Il progetto parte da una storia profondamente legata alla cantieristica del Golfo.
Dietro RADICI NAVALE c’è anche la vicenda familiare di Giulio Iossa, amministratore di RADICI e nipote di Salvatore Aprea, maestro d’ascia e Cavaliere del Lavoro.
Per generazioni una parte fondamentale della conoscenza cantieristica è passata direttamente dalle mani del maestro a quelle dell’apprendista. Non attraverso database o sistemi digitali, ma osservando una lavorazione, comprendendo la risposta dei materiali, riconoscendo problemi e soluzioni grazie all’esperienza maturata sul campo.
Oggi, mentre digitalizzazione e intelligenza artificiale entrano progressivamente anche nei processi industriali tradizionali, il problema non riguarda soltanto l’efficienza produttiva.
Riguarda anche la possibilità di evitare che un patrimonio di conoscenze costruito nel corso di decenni venga disperso con il venir meno del ricambio generazionale.
La domanda alla base di RADICI NAVALE nasce proprio qui: è possibile utilizzare le tecnologie contemporanee non per sostituire il sapere artigiano, ma per conservarlo, organizzarlo e metterlo in relazione con nuovi strumenti di progettazione e gestione?
Un Decision Engine per simulare il cantiere prima di intervenire
RADICI nasce originariamente nell’ambito dell’edilizia con l’obiettivo di trasformare le decisioni operative di cantiere in scenari misurabili e confrontabili.
Il principio è trasferire una parte delle valutazioni a monte del processo: analizzare dati, configurazioni e vincoli, costruire scenari alternativi e simularne gli effetti prima che una determinata decisione diventi difficile o costosa da modificare.
Con RADICI NAVALE, questo metodo viene trasferito alla cantieristica.
Il progetto considera planimetrie, aree di lavorazione e allestimento, stoccaggi, movimentazione di materiali e componenti, vincoli di banchina, attrezzature come il travel-lift e sequenze produttive caratteristiche della costruzione e del refitting nautico.
Il cuore del sistema sarebbe un AI Decision Engine, cioè un ambiente digitale nel quale differenti configurazioni del cantiere e diverse sequenze operative possano essere confrontate prima della loro applicazione.
Una funzione di Scenario Simulation dovrebbe consentire di analizzare alternative nell’organizzazione delle aree produttive, degli stoccaggi, dei percorsi dei mezzi e delle sequenze di laminazione, allestimento o varo.
La funzione What-if permetterebbe invece di verificare che cosa accade modificando una decisione: spostare un’area, cambiare una sequenza produttiva, introdurre un materiale differente o variare una risorsa.
Con lo Stress Test, la simulazione dovrebbe spingersi fino alle condizioni più critiche: un ritardo nella consegna dei materiali compositi, l’indisponibilità temporanea di un travel-lift o condizioni meteorologiche avverse durante una fase collegata al varo.
Le alternative potrebbero quindi essere confrontate attraverso uno Yard Score, indicatore multicriterio pensato per integrare sicurezza, tempi, costi, efficienza logistica e sostenibilità.
L’obiettivo non sarebbe lasciare all’intelligenza artificiale la decisione finale, ma fornire ai professionisti strumenti più strutturati per comprenderne in anticipo le conseguenze.
Materiali sostenibili e nuova cantieristica
Un altro elemento del progetto è il Materiali Sostenibili Advisor, pensato per confrontare materiali e resine a minore impatto ambientale prendendo in considerazione contemporaneamente prestazioni tecniche, sostenibilità e costi.
Tra le alternative da analizzare figurano fibre naturali, resine bio-based e alluminio riciclato.
Anche in questo caso la tecnologia non dovrebbe sostituire la scelta del progettista o del tecnico, ma rendere più leggibile il compromesso tra performance, impatto ambientale e sostenibilità economica.
È un tema che si inserisce direttamente nelle priorità individuate dalla nuova Call for Ideas dell’America’s Cup, che considera innovazione, digitalizzazione e sostenibilità elementi centrali per rafforzare la filiera della vela e della cantieristica.
La Bottega Digitale e il sapere che rischia di scomparire
La componente che lega più direttamente il progetto alla figura di Salvatore Aprea è però la Bottega Digitale.
Una parte delle competenze dei maestri d’ascia, dei velai e degli altri artigiani della filiera marittima continua ancora oggi a essere trasferita soprattutto attraverso esperienza, osservazione e pratica.
Sono conoscenze che non sempre possono essere sintetizzate in una procedura scritta.
Possono riguardare il modo di lavorare un materiale, la capacità di riconoscerne il comportamento o una sequenza di gesti perfezionata durante anni di attività.
Quando viene meno il ricambio generazionale, quindi, il rischio non è soltanto perdere un mestiere, ma anche procedure, accorgimenti e capacità di lettura maturati sul campo.
La Bottega Digitale punta a raccogliere e organizzare lavorazioni e tecniche in una libreria formativa destinata ad apprendisti e nuove generazioni e, in prospettiva, anche a scuole e percorsi di formazione nautica.
Il progetto prevede una prima acquisizione attraverso video strutturati e contempla successivamente strumenti capaci di documentare con maggiore precisione i gesti delle lavorazioni.
Digitalizzare quel sapere, in questa impostazione, non significa sostituire l’artigiano con l’intelligenza artificiale.
Significa provare a conservarne la possibilità di trasmissione.
Napoli laboratorio della Blue Economy
È qui che il progetto incontra l’attualità dell’America’s Cup.
La competizione principale arriverà a Napoli nella primavera-estate del 2027, mentre già in questi giorni la città entra nel vivo della Road to Naples con la Regata Preliminare di settembre.
La nuova Call lanciata da Comune e Invitalia prova a utilizzare questa esposizione internazionale per costruire qualcosa che rimanga anche oltre l’evento sportivo.
I progetti selezionati avranno infatti accesso non soltanto a un percorso di incubazione, ma anche a occasioni di confronto con professionisti e protagonisti dell’America’s Cup, visite alle basi dei team di Bagnoli, attività di networking e possibilità di presentazione durante il Race Village e le Fan Zone.
Per Napoli la sfida diventa quindi industriale oltre che sportiva.
Il Golfo conserva una relazione storica con la costruzione e la manutenzione delle imbarcazioni, con il refitting, la nautica da diporto e con una rete di professionalità diffuse tra cantieri, porti e imprese.
L’America’s Cup può trasformarsi in un acceleratore soltanto se questa tradizione riesce a dialogare con ricerca, formazione, digitale e nuove imprese.
Dal progetto pilota a un modello replicabile
RADICI NAVALE, allo stato attuale, deve essere considerato una verticalizzazione in sviluppo, non un prodotto già concluso.
Il percorso immaginato parte dalla selezione di un cantiere navale pilota nel Golfo di Napoli dal quale acquisire dati reali su processi, planimetrie e vincoli operativi.
Su questa base dovrebbe essere adattato il modello sviluppato nell’edilizia e verificata la capacità dello Yard Score e delle simulazioni di rappresentare problemi realmente significativi per chi opera nella cantieristica.
La prospettiva è utilizzare un primo caso napoletano per costruire successivamente un modello replicabile anche in altri cantieri italiani ed europei.
Napoli diventerebbe così non soltanto il luogo nel quale applicare una tecnologia, ma quello nel quale sperimentarla e validarla.
La vera eredità dell’America’s Cup
A pochi giorni dalle prime regate nel Golfo, la domanda che accompagna la corsa verso l’America’s Cup del 2027 riguarda quindi ciò che resterà alla città quando le barche avranno lasciato il campo di gara.
Infrastrutture, turismo e visibilità internazionale rappresentano una parte della risposta.
L’altra riguarda la capacità di trasformare l’evento in nuove competenze, imprese, tecnologie e opportunità produttive.
È su questo terreno che una storia come quella di Salvatore Aprea, maestro d’ascia e Cavaliere del Lavoro, torna ad assumere un significato contemporaneo.
Tra la bottega di un maestro d’ascia e un AI Decision Engine esiste una distanza tecnologica enorme. Eppure entrambi partono dallo stesso problema: comprendere materiali, vincoli e conseguenze prima di compiere una scelta.
La sfida dell’innovazione, allora, non è cancellare ciò che esisteva prima.
È fare in modo che quel patrimonio continui a produrre competenze, lavoro e valore anche nell’era dei dati e dell’intelligenza artificiale.
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