Una serata speciale, ieri 2 settembre, ha riunito gli abitanti della frazione di Corigliano-Rossano tra racconti, ricordi, balli e cibo condiviso. Pierina Zangaro, a Thurio dal 1958, ha raccontato la storia di una comunità nella quale il suo bar era molto più di un negozio: un luogo di incontro, di aiuto e di collegamento con il mondo.
THURIO – Si è tenuta ieri sera, 2 settembre, a Thurio, frazione di Corigliano-Rossano a pochi chilometri da Sibari, una serata speciale. Nata con un intento semplice ma oggi tutt’altro che scontato: riunire la comunità, condividere momenti insieme e riscoprire il valore della memoria.
Attorno a una tavola, con il cibo portato da ciascuno, gli abitanti hanno condiviso non soltanto pietanze, ma soprattutto racconti, ricordi e frammenti di una storia che appartiene a tutti.
L’iniziativa è stata organizzata da Maria Tavernise, persona del posto conosciuta per le sue capacità artistiche e creative, che ha voluto trasformare la propria sensibilità in un’occasione di incontro e di condivisione.
E così una serata apparentemente semplice si è trasformata in qualcosa di più: un momento nel quale generazioni diverse hanno potuto ritrovarsi, ascoltarsi e ricordare.
La voce di Pierina e i ricordi di una Thurio lontana
A dare voce a quella memoria è stata anche Pierina Zangaro, che vive a Thurio dal 1958 e che per decenni, attraverso il suo bar-alimentari-tabacchi, è stata una presenza importante nella vita della frazione.
Al microfono Pierina ha ripercorso alcuni momenti della sua vita e della storia del paese, riportando alla memoria anche i racconti del marito, che da bambino, appena otto anni, sentiva le bombe.
Una testimonianza breve, ma capace di riportare immediatamente indietro nel tempo, a quegli anni difficili nei quali la guerra entrava nella vita quotidiana anche dei piccoli centri e dei bambini.
Quel telefono che collegava Thurio al mondo
Il racconto di Pierina ha poi riportato alla luce un altro pezzo importante della vita della comunità.
Nel suo esercizio commerciale c’era infatti il primo telefono utilizzato come posto pubblico.
In un’epoca nella quale non esistevano i cellulari e comunicare con chi era lontano poteva essere complicato, quel telefono rappresentava un collegamento prezioso con il mondo.
Il suo bar diventava così un punto di incontro, un luogo dove si aspettava una telefonata, si passava una notizia, da lì passavano le voci delle famiglie di Thurio: mariti, mogli, mamme e parenti che dovevano telefonare ai figli che studiavano fuori, ai familiari emigrati, a chi era lontano.
Quel telefono era molto più di un apparecchio. Era un ponte tra Thurio e il resto del mondo.
Il credito, le torte e l’aiuto alle famiglie
Ma la storia di Pierina racconta anche qualcosa di ancora più profondo: il senso di solidarietà che caratterizzava la vita della comunità.
Attraverso la sua attività commerciale, Pierina conosceva bene le famiglie e le loro difficoltà. Per questo, quando qualcuno non aveva la possibilità di pagare immediatamente, faceva credito, permettendo alle famiglie più bisognose di fare la spesa e di pagare in un secondo momento.
Era un rapporto basato sulla conoscenza e sulla fiducia.
Non c’erano sistemi complicati: c’era una persona che conosceva un’altra persona e decideva di darle una mano.
E poi c’erano le torte
Pierina racconta di averle preparate anche per chi non era capace di farle. Un altro piccolo gesto che, visto oggi, racconta molto di quel modo di vivere: mettere a disposizione degli altri il proprio tempo e le proprie capacità.
Sono episodi semplici, ma proprio per questo preziosi. Perché raccontano una comunità nella quale l’aiuto reciproco faceva parte della quotidianità.
Una tavola che diventa comunità
Ed è forse questo il significato più bello della serata del 2 settembre.
Ognuno ha portato qualcosa da mangiare. Non una grande manifestazione costruita dall’alto, ma una festa alla quale ciascuno ha contribuito con qualcosa di proprio.
Una tavola condivisa che è diventata simbolicamente il luogo nel quale una comunità si è riconosciuta.
Perché condividere il cibo significa anche condividere una parte di sé. Significa sedersi accanto agli altri, parlare, ricordare, ascoltare.
E in un’epoca nella quale siamo costantemente connessi attraverso smartphone e social network, può sembrare quasi rivoluzionario riscoprire il valore di una cosa tanto semplice: stare insieme, divertirsi, ridere e ballare.
La storia di un territorio vive anche nei suoi abitanti
Thurio si trova nel territorio della Sibaritide, a pochi chilometri da Sibari, in una terra dalla storia antichissima e profondamente legata alla Magna Grecia.
Ma la storia di un territorio non vive soltanto nei siti archeologici, nei musei o nei libri.
Vive anche nelle persone.
Vive nella memoria di Pierina, arrivata a Thurio nel 1958.
Vive nel ricordo di un bambino di otto anni che sentiva le bombe.
Vive nel telefono attraverso il quale una madre poteva parlare con il figlio lontano.
Vive nelle famiglie che potevano fare la spesa anche quando non avevano i soldi per pagare subito.
Vive nelle torte preparate per chi non sapeva farle. Sono tutte tessere di un mosaico più grande: quello della storia quotidiana di una comunità.
Non dimenticare il passato per costruire il futuro
Riscoprire la memoria non significa vivere con nostalgia nel passato.
Significa, al contrario, sapere da dove si viene.
In un periodo nel quale molte piccole comunità rischiano di perdere i propri luoghi di aggregazione e i rapporti personali diventano sempre più fragili, ricordare come si viveva un tempo può diventare anche un modo per riflettere su ciò che vogliamo conservare.
Una comunità non è soltanto un insieme di persone che abitano nello stesso posto.
È una rete di relazioni.
È la disponibilità ad aiutarsi.
È la memoria condivisa.
È la capacità di riconoscere il valore delle persone anziane e delle loro testimonianze e di trasmetterle alle generazioni più giovani.
La serata di Thurio ha avuto proprio questo merito: fermarsi per qualche ora e dare alle persone il tempo di raccontarsi.
Attorno a una tavola, attraverso il cibo, le parole e i ricordi, è tornato a vivere un modo di stare insieme che rischia di perdersi.
E forse il messaggio più importante è proprio questo: non servono sempre grandi eventi per costruire una comunità.
A volte basta una persona che abbia voglia di organizzare, come Maria Tavernise, tante persone disposte a partecipare, qualcosa da mettere sulla tavola e qualcuno disposto ad ascoltare.
Perché una comunità vive nelle persone che si ricordano, nei racconti che vengono tramandati, nella disponibilità ad aiutarsi e nella capacità di riconoscersi parte di una storia comune.
E finché qualcuno avrà voglia di raccontarla, la storia di Thurio continuerà a vivere.
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